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venerdì 4 aprile 2014

Pezzi di noi si staccano poco a poco.
Questo cielo plumbeo ci rispecchia bene...

Che c'è ragazzino bimbo minchia che mi fissa in autobus? Si, anche le metallare che si vestono di nero e hanno un anello nel naso piangono. Qualche problema? E allora smamma. Sono umana anch'io.

lunedì 10 marzo 2014

Heath

Questo sabato, ho visto un documentario sulla vita di Heath Ledger.


Me la ricorderò sempre, quella mattina del 22 gennaio 2008. In quei mesi, dopo aver visto con lui Le quattro piume, I fratelli Grimm e l'incantevole strega e Io non sono qui, e in attesa di Il Cavaliere Oscuro e Parnassus, pensavo: "Heath Ledger? Se continua così soppianterà Johnny Depp e diventerà il mio attore preferito". Ed ecco che, quella mattina, mentre sono ancora tra la veglia e il sonno, la prima cosa che sento e che mi rende immediatamente cosciente è, alla radio dei miei, un giornalista che dice: "...questa mattina la morte di Heath Ledger..." Mi alzo con un "Cooosa???? Ma se ha 28 anni????"

Ebbene si, Heath Ledger era morto per un cocktail di medicinali dosati male. Lasciava una figlia di due anni. All'epoca la notizia fece parlare parecchio, un po' come la morte di Philip Seymour Hoffman in queste ultime settimane. Mi ricordo con disgusto dei paparazzi che fotografavano mentre si portava via il corpo dalla casa in cui era stato trovato e facevano ipotesi su ipotesi. Per questo, in questo post voglio parlare soltanto del modo in cui vedo l'artista Heath Ledger. Le speculazioni voyeuristiche di certe persone mi irritano molto.

Secondo me, Heath Ledger era un attore geniale e completo. Aveva cominciato da poco una carriera di produttore e regista, dirigendo alcuni clip musicali per cantanti come Ben Harper, ispirandosi alla video art.


Bastava vederlo apparire per pochi secondi sullo schermo e pensavi: "Questo è un grande attore". Vedendo sequenze dei suoi film, questo sabato, non facevo altro che pensare a cosa sarebbe potuto diventare. La sua bravura, il suo sguardo, il suo viso, erano ipnotici. Era sempre alla ricerca dei ruoli più difficili, fin dall'inizio. E ci si immedesimava completamente. I genitori hanno conservato tutto di lui, dalle foto che rielaborava, ai copioni ai costumi, ai diari che scriveva per immedesimarsi al meglio. Tutto. Anche l'Oscar postumo per il suo Joker nel Cavaliere Oscuro. E vedere quel padre di famiglia mi ha fatto sentire molto triste.
In particolare, c'è una clip, in cui prova i costumi di scena di Parnassus, che secondo me fa vedere quanto potesse essere bravo. 

                                             

Ecco...voglio concludere così. Non ho ancora visto tutti i suoi film, uno in particolare a casa mia è off limits, ma un giorno ce la farò... Se c'è una cosa che può permettere solo il cinema, è quella di darti almeno l'illusione che i tuoi attori preferiti ci siano ancora. Un'amara illusione. 














 

lunedì 3 marzo 2014

Sto meglio, si... sto ricominciando a legare con la me stessa di prima. Bastano una non sanissima passione improvvisa per i pirati, un rossetto rosso, Hunger Games-La ragazza di fuoco, e un'uscita al cinema stasera per andare a vedere Monuments Man. E poi, un sabato sera fantastico, durante il quale compri una Storia della Pirateria e come ciliegina sulla torta la tua amica Chris ti presta nove libri di Emilio Salgari sul Corsaro Nero, il figlio del Corsaro Rosso, Jolanda&Co. Una serata in cui passi il tempo a delirare, e alla fine torni a casa con la voce roca da quanto hai riso e parlato. E non importa che qualcuno ti dica: "Non devi leggere, ma solo studiare". Per una volta ti imponi, anche se sai che non serve a niente, ma almeno hai la tua soddisfazione di non aver chinato la testa come al solito.

Sorrido un po' di più, rido a crepapelle, faccio foto sceme...insomma, al momento sto meglio!! XD

venerdì 7 febbraio 2014

A quelle madri

Questo post lo scrivo per quelle madri che dicono che il corpo delle donne è delle donne, che sono loro che decidono cosa farci. Quello che dicono è giustissimo. E' sbagliato che poi decidano loro quello che le loro figlie possono fare con il proprio corpo, e quindi causano soltanto sofferenza. E' sbagliato quando costringono le loro figlie ad abortire il bambino che avevano deciso di tenere. 
Io sono per l'aborto, e come loro penso che noi donne dobbiamo avere la possibilità di decidere, quando ci troviamo con una gravidanza indesiderata, se avere o no un figlio. Però non penso che la cosa debba andare a senso unico. Non penso che "Oh, no, sono incinta, abortisco." Penso che debba essere una decisione presa in modo libero, e che deve essere rispettata. Anche se la ragazza è minorenne, sua madre deve rispettarla nelle sue decisioni. Non è una bambina di dieci anni, è una donna ormai, e ha deciso di prendersi le sue responsabilità, anche se magari il ragazzo l'ha mollata. Non so come esprimervi la rabbia e la tristezza che sto provando in questo momento. Quello che vi ho scritto sta accadendo in questo momento a una mia amica, e quando ci penso e mi metto al suo posto mi sento come in uno di quegli incubi in cui sai che ti uccideranno ma non puoi fare nulla. Mi sento arrabbiata per tante cose, ultimamente. Tra le quali che qualche mese ho avuto paura di essere incinta (poi per fortuna non lo ero), avevo preso una decisione simile a quella della mia amica, e quando sono stata sicura di non esserlo è l'ho detto a mia madre sono stata insultata in un modo che qua preferisco non dire. Cavolo, sto solo facendo l'amore con il mio ragazzo, mica sto andando con chiunque. Faccio di tutto per non rimanerlo, ma se rimango incinta, quella vita che porto dentro di me voglio decidere io se tenerla oppure no. L'aborto forzato da quelle madri che dicono che il corpo delle donne è delle donne è un controsenso a quello che dicono. 

martedì 21 gennaio 2014

Stop

Stop con le prese in giro. E' da un po' che dura, e basta, sono stanca di queste cose che mi si fanno senza che io ne capisca il motivo. Forse ho sbagliato qualcosa, forse avrei dovuto fare delle proposte. Però, qualunque cosa sia stato, non penso di aver meritato questo trattamento. Quello che mi fa più incavolare è che non ho neanche visto arrivar la cosa. Non capisco. Pensavo di essere capitata su delle persone migliori, ma evidentemente mi sbagliavo. Perciò, basta squadra. Sono stufa. Farò qualcos'altro, qualcosa di più individuale che già conosco perché è praticamente lo sport di famiglia e in cui sarò indipendente, perché i giochi di squadra, ormai, mi hanno proprio stufata. Arrivederci e a mai più.

lunedì 20 gennaio 2014

Serietà

Non le capisco, quelle persone. Quelle persone che pensano che, a seconda dell’età che si ha, l’amore che ci lega a qualcuno o le passioni che si hanno sono più o meno una cosa seria. Penso sia un pensiero stupido. La serietà di una relazione non dipende dall'età. C’è gente di trent'anni che si mette insieme e dopo qualche mese è finita, così come ce n’è che si sono conosciuti tra i banchi di scuola e non si sono più lasciati. E la responsabilità, la maturità di una persona, neanche quella è data dall'età, né dalle sue aspirazioni personali. Io ho solo ventun’anni, e sogno di essere una scrittrice, di viaggiare in lungo e in largo per il pianeta a fare presentazioni e incontrare i miei lettori. E non è irresponsabilità, o una cosa campata in aria. Se fosse così ignorerei che è molto difficile arrivare ad una cosa del genere, non leggerei per migliorare me stessa e non studierei perché intanto devo fare un lavoro per vivere. Allo stesso modo, non credo che un ragazzo che vuole fare il cantante sia un ragazzino irresponsabile. Dal momento che studia per diventarlo e lo sa, che molto probabilmente finirà per fare l’insegnante, non ci vedo nulla di immaturo, anche se ha sedici o diciassette anni. L’importante è crederci. Penso che la serietà nel credere nel proprio amore o nel proprio sogno faccia diventare quell'amore o quel sogno maturo, e si, anche serio. Mi chiedo se queste persone se lo ricordino, cosa vuol dire essere giovani e amare e avere dei sogni. L’immaturo è chi si mette con qualcuno già sapendo che non è una cosa seria. Si può anche avere una relazione seria e poi lasciarsi perché non ci si ama più oppure smettere di sognare qualcosa. Ma quella è la vita, non la maturità o l’età. So soltanto che, il giorno in cui i miei figli verranno a dirmi che amano qualcuno e sono ricambiati o che vogliono fare che so, gli attori, non gli dirò che sono giovani e irresponsabili e che tra poco gli passa. Li sosterrò e li aiuterò, qualunque cosa vogliano fare.

giovedì 28 novembre 2013

Premio Liebster Award

Ciao a tutti. Ieri, Sheryl mi ha assegnato il premio Liebster Award!!
Le regole sono:

1. Ringraziare il blog che ti ha nominato.
Grazie mille Sheryl! Sono felice che tu abbia pensato a me, nonostante ultimamente non ho tantissimo tempo (si avvicina il mio primo esame D: ) per commentare tutti i blog che seguo. Grazie ancora! :D

2. Rispondere alle undici domande poste dal blogger premiatore:
-Agisci più con la testa o con il cuore? Cuore. Ma a volte dovrei fare il contrario, finirei meno spesso nei guai!
-Un libro che consiglieresti? Ultimamente sto leggendo Diana, Cupido e il Commendatore di Bianca Pitzorno. Ve lo consiglio, è stupendo e molto divertente!
-In quale casa di Hogwarts pensi che verresti smistato? Mmm...forse Tassorosso, anche se...Grifondoro forever!
-C'è una città in particolare che vorresti visitare? Vienna.
-Cibo preferito? I dolci! Specialmente quelli con la crema! :P
-Qual'è stato il primo blog blog che hai seguito? Quello di una mia amica, che ora però l'ha chiuso. Si chiamava Pillole di Cianuro.
-Perché hai aperto il tuo blog? Perché la blogosfera mi attirava ed ero molto curiosa.
-Film preferito? Ce ne sono così tanti!! Dai, per i cartoni animati dico Il pianeta selvaggio, un vecchio film ungherese.
-Cosa di spinge a comprare un libro? La trama, la copertina o l'estratto? Tutti e tre!
-Canzone preferita? Anche qui, domanda difficile. Ultimamente sto ascoltando molto David Bowie, e mi piacciono molto Life on Mars? e Absolute Beginners.
-Cosa vorresti per Natale? Un cellulare nuovo! Il mio è morto e ora sto andando in giro con uno vecchio di
mia madre...

3. Dire undici cose su di te.
-Studio Scienze dei Beni Culturali all'Università di Sassari.
-Mi piace giocare ai giochi di ruolo. Ultimamente ne seguo uno fantasy, e sono un'umana che fa parte di un ordine segreto di ribelli.
-Amo molto i libri storici.
-Il mio gusto preferito di gelato è il limone.
-Detesto i profumi troppo dolci, tipo quello alla fragola.
-Vorrei vivere all'estero.
-Sono molto ansiosa.
-Mi piace l'inglese.
-A proposito di lingue, sono madrelingua francese.
-Il mio poeta preferito è Jacques Prévert.
-Non mi piacciono le persone che sprecano il cibo.

Formulare undici domande per chi premierai.

-Qual'è la tua torta preferita?
-E la tua bevanda calda preferita?
-Preferisci Halloween, Natale o Carnevale?
-Quale genere musicale preferisci?
-E di film?
-Quale social network utilizzi di più a parte blogger?
-Il tuo peggiore incubo?
-E il sogno più bello?
-Ti piacciono i parchi di divertimento?
-Qual'è il tuo colore preferito?
-Hai un animale domestico?

4. Ora dovrei premiare undici blog, ma preferisco che chi capiti sul blog e vuole prendere il premio lo faccia da se.

Grazie ancora Sheryl! A presto! :)














martedì 26 novembre 2013

Scusate se non vi ho avvertiti, ma ieri ero di fretta e all'università ci hanno tolto il wi-fi...speriamo che lo riabilitino al più presto, anche se è da due giorni che dura. Comunque, ecco, Sogni di carta ha riaperto ieri!! Ecco i link dei due post che ho pubblicato:

 http://persefone-sognidicarta.blogspot.it/2013/11/fogli-di-celluloide-reader.html

http://persefone-sognidicarta.blogspot.it/2013/11/storia-di-un-genere-letterario-la.html

Per il resto, non ho molto da dirvi. Sto sperimentando la mensa universitaria ed è stupenda, sembra un college americano. Per il momento mi sono solo ingozzata di merluzzo e tortellini ripieni... L'unica cosa che non mi piace è che attorno a me vedo tantissima gente prendere tre piatti di cibo, mangiarne la metà e poi buttarla. Quella è una cosa che mi fa schifo, il cibo sprecato in questo modo quando c'è parecchia gente che muore di fame o senza arrivare a tanto non tutti i giorni si può permettere un pasto caldo, soprattutto adesso che arriva l'inverno.
Tutto qui...a presto. :)  

lunedì 4 novembre 2013

Due vittorie, due sconfitte...ma quante emozioni!

Ieri, domenica, è cominciato il campionato regionale di rugby a sette femminile. Partecipava anche la mia squadra. Il rugby a sette è diverso da quello a quindici, si gioca su una metà campo, le partite durano quattordici minuti e le mete valgono un punto invece di cinque. Quando si fanno le partite, tutte le squadre partecipanti si ritrovano in un concentramento e nello stesso giorno giocano l'una contro l'altra. Ieri abbiamo giocato a Cagliari, e abbiamo fatto quattro partite contro Cagliari, Nuoro, Capoterra, e una squadra che si allena ad Alghero e si chiama Bulldog. Abbiamo vinto contro Cagliari (3-0) e Nuoro (2-0), perso contro Capoterra (4-1, ma contate che sono la squadra più forte della Sardegna e quell'unico punto è da considerarsi molto positivo) e le Bulldog (3-2). Per quest'ultima partita però c'è stato un disguido, e cioè il fatto che l'ultima meta delle Bulldog, segnata praticamente a pochi secondi dalla fine, è inesistente, perché la palla è uscita dal campo. Anche l'uomo addetto a controllare che la palla non uscisse ha sollevato la bandierina, ma l'arbitro ha comunque detto che la meta c'era. Ci siamo arrabbiate, perché con le Bulldog dovevamo prenderci una rivincita, ma vabbeh, la prossima volta vinciamo noi. ;)
Io non ho giocato, sto facendo di tutto per trovare una visita oculistica al più presto, ma non è facile. Il sistema sanitario italiano non smetterà mai di sorprendermi. Così, sono stata l'addetta alle foto! E correvo per il campo con il telefono della presidente scattando foto e tifando, gridando ed esultando alle mete della nostra Scheggia (così chiamiamo la giocatrice che ha segnato la maggior parte dei punti).
E' stata una bella giornata, mi sono divertita e mi sono anche resa conto che saremo poche, noi, le rugbiste, ma siamo tutte agguerrite e con una grande passione per lo sport che facciamo. Come squadra abbiamo fatto degli errori, certo, ma ci siamo fatte valere, e abbiamo dimostrato che non siamo più le ''schiappe della Sardegna'' come le nostre avversarie pensavano l'anno scorso.
E poi, c'è stato il terzo tempo, il momento in cui tutte le squadre si riuniscono per pranzare insieme. E' stato divertente, sono colati fiumi di birra (a me non piace, quindi mi sono astenuta XD), canzoni a doppio senso e un tanti auguri a te a una ragazza della mia squadra che compiva gli anni proprio ieri.
Prossima tappa il 17 Novembre qui a Sassari. Forza OrSa!  

venerdì 27 settembre 2013

Un fine pomeriggio sull'autobus che mi sta portando all'allenamento. Tre vecchiette che parlano, e con la loro voce gracchiante e forte mi impediscono di concentrarmi sul libro che sto leggendo, L'inverno del mondo di Ken Follett. Parlano, e io non riesco a non ascoltare la loro conversazione, con un misto di disgusto e rabbia che mi fa venir voglia di chiamarle "vecchie streghe". Dicono che sono tutte e tre vedove, e stanno così bene, da sole. Meglio soli che in compagnia, dicono loro. I mariti non ci sono più a rompere, i figli sono abbastanza grandi da vivere per conto loro e le lasciano in pace, ma quanto si sta bene da soli. Sparlano di una loro amica che invece ha ancora il marito e la compiangono. I giovani? I giovani si mettono insieme solo per i soldi e per fare le corna. Eh, la società si sta degradando. Io rimango ad ascoltare e penso. Penso ai miei che stanno insieme da più di quarant'anni e non si lamentano di stare in compagnia, anzi, la mamma in questo è più dimostrativa, lascia papà solo quando è costretta perché uno di noi cinque si è fatto male e ha bisogno di aiuto o roba del genere, infatti tra fratelli ci scherziamo un po'. Papà lo è di meno, ma quando si lascia andare dice che di donne come la mamma ce ne sono poche. Non riesco a immaginarli separati. Credo che la rabbia mi sia venuta quando ho sentito quella cosa sui giovani. Penso a me stessa, e vedo quanto quelle cose siano false. Soldi? Entrambi non nuotiamo nell'oro, e abbiamo passioni che ci porteranno a fare lavori notoriamente da precari, questo se rimaniamo in italia, cosa che molto probabilmente non succederà. Quanto alle corna, abbiamo un'idea della fedeltà che rasenta la mania. Sono rimasta scioccata e agghiacciata da questa conversazione, imbarazzata per quelle vecchie. Mi sono chiesta perché abbiano scelto la vita coniugale e i figli se non li sopportano tanto. Mi sono chiesta se io vedo tutto rosa e fiori perché sono giovane. Poi, però, ho pensato ai miei e ho pensato che forse non hanno avuto la fortuna di vivere con qualcuno che gli volesse veramente bene. Io credo di averla. E' una di quelle cose di cui sono sicura al cento per cento, e non so neanche perché ma lo sento. Alla faccia di chi ama essere da solo, io sento che senza la persona che mi vuole bene per quello che sono la vita sarebbe molto meno bella...

sabato 31 agosto 2013

Figli della guerra

I figli della guerra hanno gli occhi grandi,
il cuore duro come la pietra,
portano un giocattolo chiamato fucile,
e giocando sparano e uccidono.

I figli della guerra hanno gli occhi grandi,
di fame, di paura, di freddo,
stanno sotto una tenda di plastica,
o sopra un gommone pieno di persone.

I figli della guerra hanno gli occhi grandi,
stanno sdraiato per terra o su un lettino di ospedale.
Sono rigidi e con la piccola bocca spalancata
in una muta domanda senza risposta.

"Perché?"

domenica 7 luglio 2013

Post notturno

Ciao a tutti, o piuttosto buonanotte. E' un post tardivo, lo so. Questo week-end lo passo in città. Ho dato un'occhiata all'ultimo post di MemoriaRem. Che dire. Ultimamente anche io sto pensando molto al mio liceo. E ci penso con una specie di malinconia che vorrebbe essere un po' sorridente, ma non ci riesco. Provo a trovarci dei momenti felici, e ne vedo ben pochi, e, soprattutto, concentrati in questo ultimo anno, quello più duro e al tempo stesso il migliore. Forse il primo ricordo felice può essere quando ho scoperto di essere stata ammessa al progetto Leonardo per passare cinque settimane in Inghilterra. Poi, Monumenti Aperti, quando ho fatto da cicerone ai turisti, il giorno in cui sono stata finalmente ammessa senza un debito. In questo ultimo anno ho trovato una classe davvero bella, professori che mi hanno valutata per quel che avevo studiato, un compagno di banco con cui giocare a battaglia navale, carte (facendoci beccare dalla prof. di storia e filosofia) e fare torri di penne, oltre che sane discussioni filosofiche. E poi, ovviamente, c'è stata quell'umida mattina di inizio febbraio, quando il posto più tetro del mondo, il corridoio della biblioteca, si è trasformato in uno dei luoghi più belli, perché quando torno con la mente a quella mattina mi tornano i brividi. Ma sento sempre un senso di amarezza. Non so perché. La mattina penso sempre che ho qualcosa da studiare, e quando mi accorgo che è finita sento un senso di vuoto. Non mi piace. Scusate se sono così, stasera. So che è tardi, ma non riesco a dormire. Sarà che questa giornata non è andata proprio come doveva andare (al mio lettore anonimo preferito, se passi di qui, ti prego, per l'ennesima volta non è colpa tua). Ma vabbeh, pazienza. Non si può tornare indietro. Le cose che accadono te le devi sempre prendere in pieno, e per rialzarti devi soltanto farti forza e farlo, reggerti in piedi e continuare a camminare. Fino alla prossima volta.

martedì 7 maggio 2013

Ciao a tutti. Questi giorni sono stati molto intensi, pieni, particolarmente il week-end, che è stato praticamente inesistente. Quindi sono un po' stanca, mi mancano le mie dieci ore di sonno della domenica.
Prima di tutto, vi ricordate di quel progetto di cinema in cui il vincitore andava al festival di Venezia? Ecco, il mio testo non ha superato la prima selzione. Devo ammettere che la cosa mi brucia un po', perché ci tenevo tanto, almeno a superare questa prima selezione. E il peggio è che il mio elaborato su "La migliore offerta" è praticamente arrivato terzo, ma si potevano inviare al massimo due testi per ogni scuola. Quindi, complimenti della prof referente davanti a tutta la classe eccetera, ma niente di più. Sono un po' delusa...
Questo sabato e domenica, poi, c'era a Sassari la manifestazione Monumenti Aperti. Ogni anno, nel primo finesettimana di maggio, la città apre al pubblico diversi luoghi solitamente chiusi. Gli studenti di tutte le scuole partecipano facendo da ciceroni ai turisti. E' stata una bella esperienza, il mio monumento era...la mia scuola. Quindi, file di ex studenti nostalgici, alcuni dei quali inneggiavano all' "istituto principe". Queste persone non mi piacciono molto, forse perché tornando indietro sarei andata alle magistrali alla prima bocciatura. Inoltre, è successa una cosa che ha fatto soffrire una persona a cui tengo molto, quindi non è che fossi proprio di un umore allegrissimo. Che dire. Ci sono momenti in cui l'uno deve essere forte per l'altro, e questo è uno di quelli.
Ora, ho appena finito la simulazione della prima prova d'esame. Credo che sia andata bene. L'esame, l'esame. Vorrei che fosse già il 19 giugno. Non ho ancora cominciato a scrivere la tesina, ma so già su cosa farla: il teatro.
In italiano, Pirandello e la teoria delle maschere, in filosofia Nietzche con la sua teoria delle maschere, in latino Seneca tragico, in greco Euripide (come tragedia portiamo Medea, così prendo due piccioni con una fava), in storia Bernad Blier, un attore francese membro della resistenza durante la seconda guerra mondiale, e in inglese Beckett. In francese non lo so ancora. Vorrei collegarlo con italiano, filosofia e inglese, e portare un autore che ha parlato anche lui di qualcosa di simile alle maschere. Spero di trovarne uno.
Ultimamente, parlando di libri, mi sto fissando con le storie d'amore tragiche. Il grande Gatsby finisce male, nella Delicatezza di David Foenkinos il marito della protagonista muore a pagina 36, e il giovane Werther, la mia futura lettura, si suicida. Tutto questo è molto allegro...andrà meglio quest'estate. Non vedo l'ora che sia finita.  

PS: Ahahaha, aggiornamento in diretta. In storia ho cambiato. Non trovavo nulla su Bernard Blier, ma in compenso ho scoperto un'autrice di piéce teatrali resistente e deportata ad Auschwitz...mi sa che porto lei, in storia!

martedì 23 aprile 2013

L'ultimo spettacolo


Era l'ultimo spettacolo. Quello definitivo. Quella sera, quando i soliti due o tre spettatori che ancora frequentavano quel cinema sarebbero usciti, il sipario sarebbe calato per sempre su quel grande schermo bianco che si era colorato grazie a migliaia di storie, felici, tristi, belle, brutte.
L'ultimo film era un horror prodotto da un grande regista messicano, e per quello era considerato d'autore. Quindi, quando solo cinque persone staccarono il biglietto, il cassiere non se ne stupì. Era così da anni, ormai. Rimase solo. Osservò l'atrio del cinema. Era molto bello, una vecchia galleria con alte colonne si pietra che reggevano l'alto soffitto. Era un posto fresco d'estate e d'inverno, il posto dove aveva lavorato per trent'anni, sei giorni a settimana, staccando biglietti. Sarebbe potuto sembrare noioso, ma in realtà non lo era. Il cassiere aveva un piacere segreto. Dopo un'ora dall'inizio del film, quando ormai sapeva che nessuno sarebbe più arrivato, saliva nella sala di proiezione e guardava il film, nascosto da chiunque. Da quando tutto era diventato automatico e le pellicole di celluloide non c'erano più, era diventato un piacere solitario. Quella sera il film era d'orrore e d'autore, ma nonostante questo era un bel film che ne valeva la pena, e quel misero incasso di trentacinque euro non se lo meritava. Come quel sipario non meritava di chiudere. L'aria che si respirava era carica di ricordi, mentre il cassiere tornava al passato, quando quella sala era piena tutti i giorni e chi andava al cinema aveva tutte le età. Era un'altra epoca, un'epoca più felice, in cui la gente rideva di più e era più incoscente, perché se lo poteva permettere. Quando il film finì, gli spettatori se ne andarono. Il cassiere rimase lì su, nella cabina di proiezione, ad osservarli uscire. Solo uno indugiò un poco. Guardò lo schermo bianco, che aveva raccontato la sua ultima storia, poi lanciò uno sguardo circolare attorno alla sala. Infine uscì.
L'ultimo spettacolo era teminato. In modo definitivo. Per sempre. Quando anche il cassiere chiuse il portone di legno, l'atrio e la sala rimasero silenziosi nel buio, carichi di ricordi e di storie.


lunedì 4 febbraio 2013

La Biblioteca del Cielo


C'era un tempo in cui la gente mi amava, gente di tutti i posti, che attraversava deserti e mille peripezie pur di vedermi, e di ascoltare la mia voce e i miei consigli. Quelle persone mi prendevano nelle loro mani, mi accarezzavano, ed era un piacere vedere i loro sguardi illuminarsi quando ciò che dicevo le toccava profondamente, oppure gli facevo venire in mente un'idea che non avevano mai avuto. Negli anni, ovviamente, ho cominciato a soffrire degli acciacchi dell'età. Ma chi mi amava mi ha protetti e curato, e ho la fortuna di reggere bene qualunque medicina mi si somministri.
Ho sentito molte cose nella mia vita, e sono state tutte positive. Nessuno mi ha mai maltrattato, mi ha mai maledetto, mi ha mai offeso.
Per questo, quando questa mattina degli uomini con le sembianze di coloro che mi avevano tanto amato per tutto questo tempo sono entrati e mi hanno strappato violentemente dalla mia casa per buttarmi a terra, un dolore tremendo mi ha preso. Ma niente è stato peggiore del fuoco, l'unica cosa che io, povero pezzo di carta reso prezioso dall'inchiostro versato su di me tanti secoli fa, temevo davvero. Il fuoco mi ha morso, mi ha spezzato, mi ha accartocciato, mi ha distrutto, ha svolto quell'opera così ingrata che spesso gli uomini gli affidano.
Ora sono un mucchio di cenere, giaccio insieme a tanti altri miei fratelli, su questo pavimento freddo. Tra poco verrà il vento, che ci porterà via, lontano lontano, per raggiungere, tra gli scaffali della Biblioteca del Cielo, i nostri altri fratelli, quelli che hanno conosciuto il nostro stesso destino, noi, i manoscritti perduti di Timbuctù.


mercoledì 30 gennaio 2013

Più o meno si, sono morta. Di stanchezza. Scusate per la mia scomparsa, ma non ho praticamente avuto contatto internet per due settimane, e temo che la cosa continui fino a mercoledì prossimo. Ho interrogazioni tutti i giorni. Sono stressata. Oggi mi sono sentita male e ne ho saltate due. Col cavolo. E il peggio è che non riesco ad avere tutto sufficiente al primo quadrimestre. Ora, lo so che ce la faccio, ma la cosa mi disturba parecchio.

Rileggendo il tono del paragrafo sopra, mi accorgo che è un po' arrabbiato. Però non sono arrabbiata. Anzi. Sto benissimo. Sto passando un bellissimo pomeriggio. Ho fatto una lunga passeggiata con un mio amico, chiacchierando.

E' strano, perché per tutti questi giorni senza blogger ho pensato a lungo al post che volevo scrivere. E ora mi mancano le parole. Non so più cosa dirvi. Ultimamente mi succede spesso. Ho il cuore che batte forte, sento tante emozioni, ma non so come esprimerle. Sembra triste, eppure sono felice. Sono la solita sballata.    

sabato 22 dicembre 2012

Cavallo Pazzo e Caspar Collins

Me lo immagino così. Un ragazzo biondo con gli occhi azzurri che, dopo una fredda nottata passata con una pietra come cuscino, si sveglia e la prima cosa che vede sono tre guerrieri Oglala Sioux sui loro cavali, in tenuta di guerra. Lo osservano con uno sguardo ostile e al tempo stesso curioso. Cosa diavolo ci può fare lì un soldato blu che, apparentemente, non è seguito da nessun commilitone e quindi non è un'esca per una scaramuccia?
Il ragazzo non si scompone, anzi sorride. Si alza, solleva le mani, e dice in modo buffo ma comprensibile le due uniche parole di Sioux che sa: Tashunka Uitko! Cavallo Pazzo!
Dato che il ragazzo insiste e sono ancora più curiosi, i tre guerrieri lo conducono al villaggio, davanti ad un tipì dal quale, pochi istanti dopo, esce lui, Tashunka Uitko, sanguinario assassino selvaggio per i bianchi, grande leader guerriero che non ne ha il nome per i Sioux in quegli anni tremendi che furono quelli delle guerre indiane. Dovrebbero ammazzarsi a vicenda all'istante, ma non è così. Anzi, tra loro nasce un'amicizia, un'amicizia destinata a durare un anno, semplice e pura come lo sono solo quelle vere, un'amicizia fatta di riti, cacce e nottate davanti al fuoco passate a chiacchierare. Spesso me li sono immaginati, Cavallo Pazzo e quel soldatino chiamato Caspar Collins tra i bianchi e Piccolo Capo Bianco tra i Sioux, davanti al tipì a conversare e a imparare a vicenda le loro lingue e le loro culture così diverse.
Poi, dopo un anno, tutto finì, e Caspar Collins dovette ritornare al forte. Nessuno dei due sapeva se si sarebbero mai rivisti.
Accadde. Accadde un giorno d'estate e di sangue, quando tra i soldati contro cui stava combattendo e che difendevano un forte Tashunka Uitko riconobbe il suo amico. Fece subito smettere l'attacco, e la cavalleria cominciò ad avviarsi verso la salvezza. Ma un soldato ferito implorava aiuto, e Caspar Collins si attardò per aiutarlo. Si udì uno sparo, il suo cavallo si imbizzarrì, e cavalcò impazzito verso un gruppo di Cheyenne che nulla sapevano della loro amicizia. Qualcuno scoccò una feccia, e Caspar Collins, dopo qualche istante, cadde a terra, morto. Cavallo Pazzo non poté fare niente, solo guardare.
La prima volta che ho letto questa storia, nel bellissimo libro di Vittorio Zucconi Gli Spiriti non Dimenticano, mi sono venute le lacrime agli occhi. Perché, in mezzo a tutto quel fiume di sangue sparso per più di trent'anni la cui foce fu il massacro di Wounded Knee nel 1890, nacque un bellissimo fiore bianco come fu l'amicizia impossibile e tragica tra Cavallo Pazzo e Caspar Collins, Tashunka Uitko e Piccolo Capo Bianco. Un fiore che, purtroppo, fu reciso nel modo più violento.



lunedì 17 dicembre 2012

Un altro Natale a Sassari. Ricominciano i giochi delle luci attaccate alle insegne dei negozi. In piazza Italia il mercatino è pieno di gente, ma tutti gli sguardi sono rivolti all'enorme pista da ghiaccio che poco a poco stanno costruendo. La gente parla, ma ai soliti argomenti natalizi di regali e parenti che vengono o partono per le feste si è aggiunto quel giorno di cui si discute da anni e che finalmente arriverà tra quattro giorni. C'è chi dice che si prenderà un giorno di vacanza dal lavoro e se ne rimane a casa, chi dice che non ci crede e che invece la fine del mondo sarà a febbraio quando un meteorite passerà vicinissimo alla Terra.
E poi, c'è sempre quella realtà lontana dalle luci, dai colori e dalle risate. Basta abbassare un po' gli occhi e la si vede. Due senza tetto si stringono l'uno contro l'altro per combattere il freddo gelido che si è abbattuto sulla Sardegna. In mezzo a loro c'è un cagnolino. Uno suona Jingle Bells alla tromba. Davanti a lui ci sono poche monetine rosse.
A volte penso che non importa che siamo in tempo di crisi, il Natale non sarà mai lo stesso per tutti. Mi ritengo fortunata, perché ho un tetto sulla testa, bene o male io e la mia famiglia tiriamo avanti, non siamo né fuori né con le bombe che rischiano di spazzare via noi e tutto ciò che ci appartiene in un istante. Ma anche se appartengo al mondo delle luci e dei colori non voglio ignorare quello delle ombre. Perché allora, anche se in un altro senso, ci entrerei anche io.

sabato 27 ottobre 2012

Ciao a tutti. La mia super settimana alla fine è stata un po' un disastro. Giovedì la proiezione del primo film del laboratorio di cinema che sto frequentando a scuola è saltata perché non c'era elettricità nel quartiere. L'unica nota positiva è che ci hanno spiegato un po' di più in cosa consiste il progetto e il concorso che lo affianca. Chi vince il primo premio va a festival del cinema di Venezia...
Il mega sciopero, invece, è risultato una strumentalizzazione degli studenti da parte della CGL, quindi, non appena abbiamo capito la verità, abbiamo cominciato a protestare e ci siamo beccati dei bei spintoni.
E oggi...diluvia. Il computer della scuola non vuole aprire l'immagine del premio che ho inventato sul mio altro blog, Sogni di Carta. Il mio collant si è appena smagliato. Insomma, spero nella sera. Oggi ci sono tutte e tre le mie nipotine...magari giochiamo po' e poi guardiamo un film. Ok, adesso la smetto di fare la depressa.
Ieri, mi stavo chiedendo se si può imparare a scrivere in una scuola. Spesso leggo di persone che sono laureate in una materia dallo strano nome, scrittura creativa. E io penso "Per forza, la scrittura è creazione". Poi, però, mi chiedo se quelle persone hanno studiato quella materia per imparare a scrivere. Ma è possibile imparare a scrivere con un insegnate?
Ora, tornando indietro nel tempo, le due persone che mi hanno veramente invogliata a mettere su carta quelle storie che inventavo da sempre sono state mio padre e la mia prof di italiano alle medie. In prima, ci fece fare una specie di laboratorio in cui ci spiegava come si costriusce una storia. Ci lasciava molto liberi di creare quello che volevamo, ma eravamo comunque ben seguiti da lei. Non era come fare delle lezioni universitarie sulle quali si da un esame. Quelle persone forse non hanno uno stile?
Anche su questo, sono molto scettica. Secondo me uno stile lo si può migliorare non solo scrivendo, ma anche leggendo tantissimo. Magari ci piace molto lo stile di uno scrittore, e allora qualcosa rimane in noi. Che so, a me piacciono molto gli stili di scrittori come Licia Troisi, Aldous Huxley e, o almeno lo sto scoprendo ora, James Cain.
Oppure quelle persone hanno delle idee, ma non riescono a scrivere? Come Alexandre Dumas, i cui libri in realtà sono stati per la maggior parte scritti dal suo ghost writer, Auguste Maquet?
Non so...sono molto scettica sulle lauree in "scrittura creativa". Mi chiedo se non sono un metodo per guardagnare soldi, se non sono un po' una truffa. Voi cosa ne pensate? A presto!   

sabato 6 ottobre 2012

Sun.

La verità è che non ci sei più da tre settimane. Ho passato giorni interi a chiamarti, notti intere a pensarti, ore a cercare qualunque cosa per la collina, qualunque cosa, anche solo un impronta o un ciuffo di peli neri.
Sto male. Non ho più il mio piccolo lemure. Quella piccola palla di pelo che mi saliva sulle spalle e si accucciava e osservata tutto quel che facevo. Mi ricordo di quando eri piccola e tua madre era morta da pochi giorni, e allora con mamma ti abbiamo cresciuta con latte in polvere e siringhe a mo' di biberon. Non è stato come con gli altri gatti. A te, come a tua sorella e ai tuoi fratelli, ti ho vista crescere, ho visto quando hai cominciato a vedere, a camminare, a giocare. Mi ricordo di quando non riuscivi a digerire il latte e  stavi male, con mamma pensavamo sempre che stessi morendo. Ma poi ti riprendevo sempre, per fortuna.
Voglio di nuovo la gatta meno fotogenica del mondo. Quella con gli occhi verde bottiglia e il naso a trombetta, che spunta in modo così caricaturale. Voglio sentire di nuovo il tuo miagolio, quello che sembra il cigolio di una porta.
Voglio di nuovo, te, Sun.
Sono arrabbiata. Detesto il posto in cui abito. Detesto questa collina dietro casa che mi porta via i miei gatti. E anche se adesso Max viene tutte le notte a dormire con me, come facevi tu, non riesco a non pensare a te, a non sognare il tuo ritorno. Non riesco a non piangere, ora. Sun.