lunedì 16 aprile 2012

Tournent les violons


Questa canzone del cantante francese Jean-Jacques Goldman ce l'ho in testa da stamattina....
Cosa ne pensate del nuovo design del blog????????????????? Volevo qualcosa di un po' semplice, senza fronzoli, e soprattutto di chiaro.
Buona giornata a tutti!! :D

sabato 14 aprile 2012

Edward Sheriff Curtis

Ho saputo chi fosse Edward Sheriff Curtis un po' per caso. Stavo facendo le mie solite ricerche sugli indiani sull'enciclopedia al computer, quando d'un tratto, tra i risultati sulla sinistra, vedo questo nome: Curtis, Edward Sheriff.
"E tu chi sei?" mi chiedo. Infatti il nome non era per niente indiano. Sul momento penso ad un generale che ha compiuto qualche massacro, ma poi clicco sulla voce, e scopro che Edward Sheriff Curtis è un fotografo americano nato nel Wisconsin nel 1868 che, dopo aver scoperto l'orrore del massacro di Wounded Knee, l'ultima "battaglia" delle guerre indiane in cui morirono 200 indiani tra cui donne e bambini, decise di intraprendere un lungo viaggio per fare un reportage sulle tribù indiane e mostrare lo squallore in cui vivevano. Attraversò in lungo e in largo Stati Uniti e Canada, scattando più di 40 000 foto, catalogando 1000 lingue, e trascrivendo 10 000 canti religiosi.
Questa storia mi ha molto colpita. Dopo tutte le letture di massacri e assassinii ingiustificati, dopo tutta la violenza di cui avevo letto, la storia di un bianco che rimane scioccato da ciò che ha fatto il suo stesso paese e passa quindi anni viaggiando con tutti i mezzi di trasporto possibili (anche le canoe), sopportando pioggia e freddo pur di incontrare gli indiani, come per tentare di rimediare qualcosa e di chiedere scusa, mi ha colpita.
E' un po' come la storia dell'amicizia tra Cavallo Pazzo e Caspar Collins. Chi l'avrebbe mai detto che tra uno dei più grandi guerrieri Sioux e un tenente figlio del capo di un forte sarebbe potuta nascere un'amicizia così intensa da ispirare in parte il film Balla coi Lupi?
Spesso, ho immaginato Edward Sheriff Curtis salire in cima ad una collinetta ricoperta di erba alta e verdissima scossa da un leggero vento, con un bastone in mano per le lunghe camminate, dirigersi verso una catapecchia malamente costruita per intervistare un vecchio indiano. Un po' come ho immaginato Caspar Collins accerchiato da guerrieri Sioux con le mani alzate balbettando che vuole incontrare Cavallo Pazzo con quel poco che conosce di quella lingua misteriosa e bellissima che è il Sioux. Non so se queste due scene siano realmente accadute.
Quando, nel 1907, Edward Sheriff Curtis pubblicò la sua apera, ne vendette appena 200 copie e fece bancarotta. Ma, secondo me, anche solo tutto ciò che aveva fatto lo aveva già sufficientemente pagato.


venerdì 13 aprile 2012

La mia generazione...????

La settimana scorsa, alla tv francese, c'era un reportage su coloro che utilizzano i social network. Prendevano come esempi due ragazze di sedici anni e un uomo di quarantacinque. Tutti scrivevano tutto ciò che gli capitava su facebook o twitter, e tutti dicevano che i social network servono a sapere che cosa pensano di te le persone, così ti rassicuri perché sei amato. Poi, la voce fuori campo del giornalista diceva che oggi chi è su facebook segue uno stile di vita pieno di feste, poi documentate su facebook, perché così tutti vedevano le tue attività e la tua vita figa.
Io sono rimasta un attimo silenziosa davanti alla tv a bocca aperta. Perché non mi sono assolutamente riconosciuta come quel tipo di generazione che poi sarebbe la mia. Ho facebook, il blog, msn (nel quale a dir la verità non entro più), e dalla settimana scorsa sto sperimentando twitter. Ma non sono un tipo che mette qualunque aspetto della propria vita su fb o quant'altro. Questo blog è il posto in cui mi apro di più, ma non descrivo il modo in cui passo la mia vita, mi sembra di scrivere più che altro alcuni miei pensieri su ciò che penso del mondo, qualche poesia, ma niente di più. Facebook lo uso soprattutto per chattare, sono mesi che non metto una foto (tranne quella con Stefano Accorsi, of course, vedi il post Stefano Accorsi  ;)), e i miei post riguardano soprattutto articoli di cinema che condivido. Per principio non metto foto di persone che non sono iscritte a fb, di bambini, e di persone in costume da bagno. Seguo seriamente poche pagine, sempre di cinema, oppure quella di Ken Follett. Ma niente di più. Twitter lo sto solo sperimentando, al momento non mi sembra questa grandissima esperienza, ma sono lenta a capire come funzionano certe cose...a volta m'impappino anche con blogger, eppure ci sono da un anno e mezzo.
Se tutti sono come queste persone che hanno mostrato al telegiornale, allora io non mi riconosco nella mia generazione. Non mi riconosco in una generazione che pensa soltanto all'apparire, che si sente morta se non ha mille e passa amici o follower. E' una cosa che penso abbastanza spesso, ultimamente.
A volte mi chiedo se sono nata nel secolo sbagliato...

giovedì 12 aprile 2012

Ricerche da delirio

Ho appena iniziato a fare ricerche per quello che dovrebbe essere il mio secondo romanzo. Il primo non è pubblicato, cioè, sto provando l'autopubblicazione, ma un giorno o l'altro spero di trovare una vera casa editrice. Era da parecchio che non scrivevo in modo serio, e diciamo che la cosa mi sta facendo bene, dopo il mio periodo buio.
Per questa storia, devo fare parecchie ricerche e...io ho sempre adorato fare ricerche. Dai cinque agli otto anni avevo la passione per i dinosauri. Mi ricordo di aver quasi fatto impazzire mia sorella maggiore perché mi comprasse un libro sui dinosauri in Francia. Alla fine me lo prese, anche se io all'epoca non sapevo ancora leggere una riga di francese. Infatti quel libro non l'ho mai letto, ma mi piaceva guardare le immagini di quei lucertoloni. Poi sono passata agli egizi, ai pianeti, alla mitologia scandinava, ai viaggi di esplorazione dei poli. Ultimamente mi piacciono molto gli indiani e il Quebec, sarà perché anche lì si parla francese, ma in un modo tutto particolare. Per dire, un francese che sente per la prima volta parlare uno del Quebec, non ci capisce niente anche se è la stessa lingua. Ok, siamo un po' fuori discorso. :)
Per questa nuova storia, sto facendo ricerche come non mai...soprattutto di geografia, io che la detesto! Ma così mi piace. Mi piace andare su Google Earth, guardare le case delle varie città, annotarmi le strade e gli incroci, prendere immagini per descriverle poi nella mia storia. Mi piace notare le differenze tra la mia città, o la mia scuola e quella che vedo lì sul computer. Mi piace scoprire cose nuove, perché voglio sapere tutto per essere poi più precisa nel mio racconto. Mi sembra che prenda più spessore...amo questa creazione. Quando mi viene in mente una nuova storia, di solito mi esalto, mollo quello che sto facendo, sorrido come una scema e mi fiondo sul portatile a scrivere un riassunto. Le ricerche a volte diventano un'ossessione, come le storie. Sono capace di rimanere insonne a pensare a questo o quello, con una canzone in testa, ad aspettare che venga il sonno. Passano le ore, e alla fine si arriva all'alba. Di solito capita d'estate, e alla fine, verso le sei di mattina, mi viene un'idea che mi sembra fantastica. Allora mi alzo, la scrivo raccomandandomi di lavorarci, e si riparte a pensare per un'altra ora, finché, quasi alle otto, finalmente mi addormento. Quando è così, vorrei solo poter accendere il computer e leggere l'intera enciclopedia. Peccato che non possa farlo sennò i miei si svegliano...

martedì 10 aprile 2012

sabato 7 aprile 2012

Buona Pasqua!

So che scrivo un po' in anticipo, ma domani non avrò collegamento internet. Quindi...TANTI AUGURI DI BUONA PASQUA  a Elisa di Lacrime di Carta e Inchiostro, a Marianna, a Hikari (sperando che non si congeli ;)) e a tutti coloro che passeranno per questo blog!
Ora, una piccola cosa che ho scritto:

Ultimi raggi di luce dorata illuminano le colline,
Un falco vola in tondo sulla valle,
La Luna è un semicerchio bianco che si vede appena nel cielo azzurro.
Poi, è un istante, un secondo appena. Il sole rosso della sera sparisce.
E' il tramonto...la notte si avvicina.

mercoledì 4 aprile 2012

Gli eroi occidentali della Siria

Ho sempre pensato che Francia e Gran Bretagna fossero intervenute in Libia perché c'era il petrolio. In Siria, invece, la situazione è diversa. Di petrolio non ce n'è.
E allora che succede? Cosa si fa per impedire che un tiranno massacri uomini, donne, e bambini, che massacri  il suo stesso popolo?
I nostri dirigenti se ne stanno comodi su una sedia, in cerchio, a discutere sanzioni economiche inutili, a fare incontri altrettanto inutili con dei ministri ai quali non frega niente che il loro paese sia sull'orlo della guerra civile. Quei dirigenti non intervengono, perché due paesi che da secoli non sanno cosa sia la democrazia e la libertà di espressione mettono il loro veto ad ogni decisione che potrebbe risolvere qualcosa.
Gli unici eroi occidentali della Siria sono i giornalisti. loro che, di nascosto, sono penetrati in quel paese per informarci, per farci vedere cosa succede davvero, a loro rischio e pericolo, a volte a costo della loro stessa vita. Penso a Gilles Jacquier, Marie Colvin e Remi Ochlik.
Ma i dirigenti sono sordi a questo. Loro vedono solo una cosa: il petrolio, e tutte quelle risorse naturali che gli danno l'acquolina in bocca, perché vogliono dire più soldi nelle loro tasche.