mercoledì 31 ottobre 2012

Qualche film da Halloween

Allora, siccome mi ritrovo sola soletta al computer, ascoltando una buona dose di Sonata Arctica, scriverò qualche post per passare il tempo. Siamo ad Halloween, no? E allora...ecco qualche consiglio per passare un'orrorifica serata:

Profondo Rosso di Dario Argento
Il Fantasma dell'Opera di Dario Argento
The Skeleton Key di Iain Sofltley
Shining di Stanley Kubrick
It di Tommy Lee Wallace
Il Corvo di Alex Proyas
Dracula di Bram Stoker di Francis Ford Coppola
Frankenstein di Mary Shelley di Kenneth Branagh
Il villaggio dei dannati di John Wyndham
Intervista con Vampiro di Neil Jordan
Tutta la serie degli Alien (Alien, Aliens, Alien 3, Alien-La clonazione)
Tutti i Paranormal Activity (1,2,3)
Il mistero di Sleepy Hollow di Tim Burton
e ovviamente tutta la serie di Halloween

Se invece preferiti horror più romantici:

Tutta la saga di Twilight (Twilight, New Moon, Eclipse, Breaking Dawn parte 1)
Ghost

Cartoni animati:
Nightmare Before Christmass di Tim Burton
La sposa cadavere di Tim Burton
Hocus Pocus di Kenny Ortega (non è un cartone animato, ma è della Disney, quindi...)

Spero di esservi stata utile, sono sicura di averne dimenticati parecchi. Se volete potete aggiungerli nei commenti. Buona serata!

Buon Halloween!


Un felice Halloween a tutte le streghe, i fantasmi, i vampiri, gli zombie, le fattucchiere e i licantropi che passeranno di qua!!! ;)


martedì 30 ottobre 2012

sabato 27 ottobre 2012

Ciao a tutti. La mia super settimana alla fine è stata un po' un disastro. Giovedì la proiezione del primo film del laboratorio di cinema che sto frequentando a scuola è saltata perché non c'era elettricità nel quartiere. L'unica nota positiva è che ci hanno spiegato un po' di più in cosa consiste il progetto e il concorso che lo affianca. Chi vince il primo premio va a festival del cinema di Venezia...
Il mega sciopero, invece, è risultato una strumentalizzazione degli studenti da parte della CGL, quindi, non appena abbiamo capito la verità, abbiamo cominciato a protestare e ci siamo beccati dei bei spintoni.
E oggi...diluvia. Il computer della scuola non vuole aprire l'immagine del premio che ho inventato sul mio altro blog, Sogni di Carta. Il mio collant si è appena smagliato. Insomma, spero nella sera. Oggi ci sono tutte e tre le mie nipotine...magari giochiamo po' e poi guardiamo un film. Ok, adesso la smetto di fare la depressa.
Ieri, mi stavo chiedendo se si può imparare a scrivere in una scuola. Spesso leggo di persone che sono laureate in una materia dallo strano nome, scrittura creativa. E io penso "Per forza, la scrittura è creazione". Poi, però, mi chiedo se quelle persone hanno studiato quella materia per imparare a scrivere. Ma è possibile imparare a scrivere con un insegnate?
Ora, tornando indietro nel tempo, le due persone che mi hanno veramente invogliata a mettere su carta quelle storie che inventavo da sempre sono state mio padre e la mia prof di italiano alle medie. In prima, ci fece fare una specie di laboratorio in cui ci spiegava come si costriusce una storia. Ci lasciava molto liberi di creare quello che volevamo, ma eravamo comunque ben seguiti da lei. Non era come fare delle lezioni universitarie sulle quali si da un esame. Quelle persone forse non hanno uno stile?
Anche su questo, sono molto scettica. Secondo me uno stile lo si può migliorare non solo scrivendo, ma anche leggendo tantissimo. Magari ci piace molto lo stile di uno scrittore, e allora qualcosa rimane in noi. Che so, a me piacciono molto gli stili di scrittori come Licia Troisi, Aldous Huxley e, o almeno lo sto scoprendo ora, James Cain.
Oppure quelle persone hanno delle idee, ma non riescono a scrivere? Come Alexandre Dumas, i cui libri in realtà sono stati per la maggior parte scritti dal suo ghost writer, Auguste Maquet?
Non so...sono molto scettica sulle lauree in "scrittura creativa". Mi chiedo se non sono un metodo per guardagnare soldi, se non sono un po' una truffa. Voi cosa ne pensate? A presto!   

sabato 20 ottobre 2012


Mmm...oggi non so proprio cosa scrivere. Quindi vi posto solo questa immagine. Sarà che abbiamo appena fatto Hayez in storia dell'arte, sarà che una settimana fa ho visto Romeo e Giulietta all'opera...oppure che questo quadro è uno dei miei preferiti.

La settimana prossima temo proprio che non ci sarò fino a sabato. Martedì forse esco alle 11:30, ma con A, Chris ed E stiamo pensando di andare a mangiare il kebab, giovedì inizio un laboratorio di cinema con la scuola, ma la proiezione è alle 15 e io finisco alle 14:15, e venerdì c'è un megasciopero con manifestazione. Ci hanno cambiato l'orario e l'ora di religione adesso è di sabato. Quindi...niente. Mi mancherete parecchio!!! Baci!

martedì 16 ottobre 2012

Stelle

Oggi, come promesso, vi parlo delle stelle.
La verità è che le stelle mi piacciono da quando ero piccola.
All'epoca avevamo un canale che passava tutta la mattina documentari, e io la passavo tutta guardandoli. Mi ricordo poco di quelli sugli animali, e pensare che volevo fare la veterinaria. Quelli che mi ricordo sono quelli sulle stelle. Parlavano di galassie, di Big Bang, di stelle che esplodevano e buchi neri. Mi ricordo che sono rimasta per tre giorni scioccata perché avevo imparato che tra due miliardi di anni la nostra galassia si scontrerà con quella di Andromeda. Poi, quando il canale è sparito e ho cominciato ad andare alle elementari ho dimenticato un po' le stelle, mi sono limitata a guardarle cadere quando arrivano le lacrime di San Lorenzo, nei primi giorni di agosto. Allora mi chiedevo se qualcuno ci sta osservando da lassù, e che cosa ci cela il cielo, quali strani mondi, quali colorate meraviglie?
Quattro anni fa, eravamo entrati in otto a scuola. La prof non stava facendo lezione, e mi annoiavo a morte. Così, in quelle due ore ho creato il mio sistema solare. Era solo un gioco, ma mi è venuta in mente una storia. Anzi, dieci storie, ognuna per ognuno dei miei pianeti. Solo che come al solito è stata una delle mie ossessioni passeggere, anche se ho ancora i fogli con tutti i disegni del sistema solare di Asfalia...  
L'anno scorso, quando ho fatto geografia astronomica, non m'interessava molto. Credo fosse una questione di professore, ma non voglio commentare oltre.
Quest'anno, invece, mi piace davvero. Oggi siamo stati ad una conferenza. Era davvero bella, perché eravamo solo tre classi e quindi non c'era tutto quel casino che c'è di solito alle conferenze che si svolgono nell'aula magna della mia scuola. L'astronomo che la teneva ci ha fatto vedere un video sulla nascita dell'universo, poi ci ha chiesto se avevamo delle domande. E siamo andati avanti per due ore e mezzo così. Credo che l'universo è una delle poche cose che ci affascina tutti.
Io volevo fare una domanda, ma non osavo troppo, perché anche se il prof mi ha passato una rivista con un articolo di otto pagine sull'argomento mi sembra così poco...scientifico. Ha osato per me A, che mi legge nei pensieri (cioè, poi ha detto "Ti sentivo fremere accanto a me"): "Cosa ci può dire degli universi paralleli?"
Lo so, sembrano più che altro fantascienza, gli universi paralleli. Eppure molti serissimi astrofisici li ipotizzano. Non dico che ci credo, ma mi sembra una cosa divertente. Immaginare un altro universo oltre al nostro, con leggi fisiche diverse, mondi diversi, e forme di vita (ammesso che sia possibile, perché sto scoprendo che la cosa tiene proprio ad un filo, cioè ad una legge fisica...) e altre dimensioni. In quel caso non si parla di universo, ma di Multiverso.
Il Multiverso
Poi, abbiamo parlato di buchi neri. E di quanto siano strani. Enormi divoratori di energia, con un campo magnetica e una densità infinita. E dopo quella materia dove va a finire? E' possibile che si trasformi in materia oscura, quella materia che si ipotizza ci sia ma noi non vediamo? Quando gliel'ho chiesto, l'astrofisico ha detto che è una delle ipotesi. Anche i buchi neri mi affascinano. Uno dei documentari che ho visto da piccola diceva che c'era un buco nero in ogni galassia, anche nella nostra, e che da qualche anno il nostro stava divorando una nube di gas. Proprio quello che ci ha detto stamattina l'astrofisico. Ma a me piace anche immaginare un'altra cosa, dei buchi neri: e se fossero dei cunicoli spazio-temporali, oppure dei portali verso altri universi?
La mia fantasia vola. Mi piace poter immaginare cose così ipotetiche che potrebbero anche essere vere. Non che ci creda. Voglio solo sognare e immaginare. E quando penso a tutta quella immensità che mi circonda, penso che noi e la nostra piccola Terra con il suo piccolo e solitario satellite siamo proprio polverina di stelle...
                                                                                                     

lunedì 15 ottobre 2012

Papà, tu non potrai mai sapere
l'angoscia per la mia disobbedienza
che mi invase il cuore quando sentii
la spietata ruota della locomotiva
affondare nella carne urlante della gamba.
Mentre mi portavano a casa della vedova Morris,
vedevo nella valle la mia scuola, che marinavo
per saltare di nascosto sopra i treni.
Pregai di vivere il tempo di poterti chiedere perdono.
E poi il tuo pianto, le tue singhiozzanti parole di conforto!
Da quell'ora di consolazione ho ricevuto un'infinita felicità.
Fosti saggio a incidere sulla mia tomba:
"Scampato al male a venire."

Johnnie Sayre, dall'Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters

P.S: Delle stelle ve ne parlo domani. Il prof di geografia astronomica ci porta ad una corferenza slle teorie cosmologiche...non vedo l'ora!!!

mercoledì 10 ottobre 2012

Sogni di Carta come back!

Ciao a tutti!
Finalmente, l'ho fatto. Cioè, per essere precisi l'ho fatto sabato scorso, ma oggi si ricomincia davvero: ho riaperto il mio blog di libri, Sogni di Carta.
L'ho aperto novembre dell'anno scorso, ma dopo il mio periodo non avevo più voglia di scrivere una sola recensione. Mi sembrava che la cosa mi soffocasse, e così ho deciso di dare un taglio netto anche alle recensioni. Ora, invece, scrivere solo di libri mi manca un po', e così ho deciso di riaprirlo. Però Sogni di carta cambierà molto. D'ora in poi parlerò solo dei libri che veramente mi piacciono, di quelli che ritengo davvero importanti. O magari di un solo scrittore. Per esempio, sto progettando solo su Silvana De mari, che ho scoperto quest'anno e che ora è una delle mie autrici preferiti. Oggi, però, vi parlo di Ascolta la mia ombra di Marc Levy. Questo è il link: http://persefone-sognidicarta.blogspot.it/2012/10/ascolta-la-mia-ombra.html
Ora vi lascio...sarò assente per tutta la settimana, molto impegnativa: venerdì test su Kant (cit. Muse: I'm gonna win!), poi sempre venerdì ma di sera vado con mia nonna a vedere all'opera Romèo et Juliette di Charles Gounod (prevedo oceani di lacrime, quindi devo ricordare di portarmi i fazzoletti, sabato c'è la verifica di storia dell'arte e il compleanno di mia mamma. Quindi...abbuffiamoci di torta!!!!
Il tutto inframezzato dalla lettura di Shogun di James Clavell, che devo restituire a Chris, e Dylan Dog, che devo restituire a F...
Quindi, torno lunedì. Non so di cosa vi parlerò. Per momento oscillo tra una poesia di Edgar Lee Masters e le stelle. Sto adorando geografia astronomica.
Ok, ora vi lascio veramente...a presto!

PS: scusatemi ancora per commentare pochissimo i vostri post. Ma ho pochissimo tempo per internet. :(

lunedì 8 ottobre 2012

La gente parla sempre di libertà, libertà di vivere in un certo modo, senza essere comandati a bacchetta. Naturalmente più vivi in un certo modo meno ti sembra libertà.
Io?
Beh, posso cambiare nel corso della giornata. Mi sveglio e sono una persona, e quando vado a dormire so per certo di essere un altro. Non so chi sono la maggior parte delle volte. E' come avere ieri, oggi e domani, tutti nella stessa stanza. Non si può dire quello che accadrà.

Da Io non sono qui di Todd Haynes, 2007

sabato 6 ottobre 2012

Sun.

La verità è che non ci sei più da tre settimane. Ho passato giorni interi a chiamarti, notti intere a pensarti, ore a cercare qualunque cosa per la collina, qualunque cosa, anche solo un impronta o un ciuffo di peli neri.
Sto male. Non ho più il mio piccolo lemure. Quella piccola palla di pelo che mi saliva sulle spalle e si accucciava e osservata tutto quel che facevo. Mi ricordo di quando eri piccola e tua madre era morta da pochi giorni, e allora con mamma ti abbiamo cresciuta con latte in polvere e siringhe a mo' di biberon. Non è stato come con gli altri gatti. A te, come a tua sorella e ai tuoi fratelli, ti ho vista crescere, ho visto quando hai cominciato a vedere, a camminare, a giocare. Mi ricordo di quando non riuscivi a digerire il latte e  stavi male, con mamma pensavamo sempre che stessi morendo. Ma poi ti riprendevo sempre, per fortuna.
Voglio di nuovo la gatta meno fotogenica del mondo. Quella con gli occhi verde bottiglia e il naso a trombetta, che spunta in modo così caricaturale. Voglio sentire di nuovo il tuo miagolio, quello che sembra il cigolio di una porta.
Voglio di nuovo, te, Sun.
Sono arrabbiata. Detesto il posto in cui abito. Detesto questa collina dietro casa che mi porta via i miei gatti. E anche se adesso Max viene tutte le notte a dormire con me, come facevi tu, non riesco a non pensare a te, a non sognare il tuo ritorno. Non riesco a non piangere, ora. Sun.



mercoledì 3 ottobre 2012

20 Whisper street- ep. 12


La mattina dopo, alle cinque, afferrai le stampelle che mi avevano procurato in tutta fretta e andai in cucina. Avevo passato la notte insonne per il dolore. Il giorno prima, avevo raccontato a Will la verità. Ero inciampata. Ma non gli dissi dove. Mi aveva dovuto togliere i punti, che si erano aperti a causa del movimento del muscolo nella caduta, e metterne dei nuovi. Stringevo convulsamente i braccioli della sedia su cui mi avevano messa mentre lo faceva. Non dovevo più posare il piede a terra, o avrei rischiato di aprirli di nuovo, e se fosse successo potevo dire addio alla marcia per un mese e stare quindi immobile a letto tutto quel tempo. Per fortuna, la madre di Pearl mi aveva procurato quelle stampelle.
Prima di andare in cucina, frugai nella borsa che era ancora ai piedi del letto e presi la boccetta con i petali di papavero. Helena aveva detto che si faceva una tisana, allora si dormiva. Ecco, ne avevo proprio bisogno. Mi accorsi però che nella borsa c'era anche qualcos'altro, che non avevo messo io. Lo tirai fuori. Era un libro. Sembrava piuttosto vecchio. Lessi il titolo.
“Fantasmi degli Stati Uniti d'America.”
Bello. Ma chi ce lo aveva messo?
Buttai il libro sul letto, presi le stampelle e scesi in cucina. Avevo passato la notte a pensare a quella lapide al cimitero. Ma i miei pensieri erano regolarmente interrotti da una fitta di dolore. La mia carne era straziata, mi sembrava che urlasse.
Presi un tazza e ci versai dell'acqua, che riscaldai al microonde. Poi, ci misi dentro tutti i petali della boccetta. Aspettando i dieci minuti, mi resi conto che quel giorno i miei sarebbero tornati dal loro viaggio d'affari in Europa. Almeno, Jane se ne sarebbe andata. Poi, però, pensai che i miei mi avrebbero vista arrivare da loro in stampelle, con il polpaccio sinistro fasciato e l'avambraccio destro completamente scorticato. Immaginai la reazione di mia madre. Oddio. Incavolata, scuoteva la testa, e i capelli pieni di lacca non si muovevano di un millimetro. Sarebbe stato tremendo.
Dopo dieci minuti, con un colino, tolsi i petali e li buttai. Poi, cominciai a bere. Faceva un po' schifo, ma se così riuscivo a dormire, era il giusto prezzo da pagare.
Quando ebbi finito, misi la tazza nel lavandino, la riempii d'acqua e salii di nuovo in camera mia. Mi misi a letto, aspettando che il sonno venisse. Pensai che, magari, leggendo sarebbe arrivato più facilmente. Presi il libro che stava sul fondo del letto e lo aprii a caso. Era una pagina con un segnalibro, sul quale c'era un pentacolo e una specie di preghiera. Ok, il libro lo aveva messo nella mia borsa la madre di Chris, mentre ero in camera sua.
Era il capitolo 27. Il titolo era 'Lo straniero'. Cominciai a leggere.

“Tra i vari casi di apparizioni di figure spettrali che ho affrontato, una delle più singolari è forse questa.
“Si racconta che, alla fine dell'estate del 1860, in un piccolo villaggio apparve una grande carrozza che trasportava un giovane di diciassette anni. Diceva di essere figlio di un grande della nuova industria tessile, che veniva in America per fare ancor più fortuna che in Europa. I suoi genitori lo avevano mandato prima di loro in quel nuovo paese perchè erano stati trattenuti all'ultimo da importanti affari, e lo avrebbero raggiunto di lì a pochi giorni. Aveva con se alcune casse, e, si dice, uno splendido quadro che lo rappresentava.
Ovviamente, l'arrivo di questo straniero non fu ben vista in quel villaggio isolato. Le madri proibivano ai loro figli di parlargli, e gli uomini lo ignoravano. Il ragazzo continuava ad aspettare i suoi genitori, che non arrivavano. Cominciava a non avere più provviste, ma nessuno si accorse che soffriva la fame. E fu così che, un giorno di inizio settembre, meno di dieci giorni dopo il suo arrivo, il ragazzo fu trovato riverso in mezzo alla strada, morto. Cercando nei pochi documenti che aveva con se, trovarono il suo nome e lo seppellirono nel loro cimitero, che allora era molto recente.
Cinquant'anni dopo...”

Ero a davanti a davanti al numero 20. Nathaniel era davanti a me, pallido ed emaciato, serio.
“Tu sei un fantasma!” dissi indicandolo.
Lui assunse l'aria arrabbiata e terribile che aveva quando gli avevo parlato di telefoni. Si voltò, e corse via, svoltando l'angolo. Io lo seguii, ma era sparito.
Tornai a casa, perché il numero 20 era come la mia casa. Quando entrai, vidi che la porta del bagno, in fondo al corridoio, era aperta. Si vedeva la vasca...e all'interno c'era Nathaniel. In piedi, messo come in croce, con la carnagione verde e il viso trasfigurato dall'odio, e dalla morte. Era un mostro. E mi fissava, con quel suo sguardo duro e terribile...

Mi svegliai urlando. Oddio. Oddio!!! Avevo dormito!
Ripresi il libro.
“Cinquant'anni dopo, nel 1910, una ragazzina molto pia di nome Mary Sullivan disse di aver visto un bellissimo ragazzo per la strada, e di avergli parlato. Ma nessun altro lo vide. Dopo un po' tutti la diedero per pazza, e i genitori la rinchiusero nel manicomio, dove la poverina morì otto anni dopo. Grazie a tutta una serie di avventurosi eventi, il diario teneva la giovane Mary Sullivan è arrivato tra le mie mani, e qui ne pubblico alcuni passi.
'26 Agosto 1910
Caro diario,
oggi Dio mi ha finalmente mandato un amico. È un ragazzo che è appena venuto ad abitare nella casa accanto alla mia. La sua bellezza angelica dimostra l'esistenza del Nostro Signore. Abbiamo parlato un po', e io ho detto alla mamma che avevamo un nuovo vicino. Ma lei ha detto che non aveva visto nessuno, e che la casa accanto alla mia è disabitata da anni, e che ci sono i fantasmi.

28 Agosto 1910
Caro diario,
oggi N. mi ha detto che tra poco i suoi verranno ad abitare qui, con lui. Così potrò presentarli alla mamma, e lei vedrà che lui c'è davvero.

1 Settembre 1910
Caro diario,
oggi N. mi è sembrato molto provato. Sembrava che avesse fame. Io gli ho chiesto che cosa avesse, ma lui mi ha ignorato ed è tornato a casa. Che strano.

3 Settembre 1910
Caro diario, ho così tanta paura!
Oggi ho visto N. scomparire davanti a me. Era davvero pallido e magro, come se non mangiasse da giorni. E poi...è scomparso nell'aria. Ho paura! Devo dirlo alla mamma.'

"Mary Sullivan non sapeva che, dicendolo a sua madre, avrebbe rovinato la sua vita. In ogni caso, il bel giovane che vide era senza dubbio un fantasma, forse il fantasma del figlio dell'industriale. A proposito di quest'ultimo, ho trovato un documento molto interessante che potrebbe darci un indizio sulla sua identità.
"Nel 1860, l'industriale Nicholas Hashworth, che già in alcune colonie inglesi aveva fatto fortuna grazie alle piantagioni di cotone, decise di trasferirsi in America, e mandò il figlio prima di lui. Si sa che la nave che trasportava Hashworth non arrivò mai, perché essa affondò nell'oceano Atlantico dopo una tempesta, uccidendo tutti i suoi passeggeri.
"Concludiamo dicendo che ironicamente, Hashworth doveva trasferirsi in un posto chiamato Ghostly Village.”

Chiusi il libro di scatto. Oddio, oddio!
Guardai alla finestra. Era sera. Ma quanto avevo dormito? Guardai l'orologio. Erano le otto. Presi le stampelle, corsi fuori dalla mia camera. Feci il più velocemente possibile le scale. In cucina, c'erano Violet, Rose e Jane.
“Ti sei svegliata! Mamma e papa arriveranno a momenti...”
Mi fiondai fuori. Tentavo di correre nonostante le stampelle, ma era difficile. Oddio.
Arrivai sul marciapiede davanti a casa mia. E lì, lo vidi.
In fondo, proprio nel mezzo della strada, c'era una figura alta e magra, luminosa.
Avanzai, sempre con le stampelle e mi parai davanti a lui. Eravamo vicinissimi.
“Nathaniel Hashworth” mormorai.
Era pallido. Magro. Come se non avesse mangiato da giorni. Anzi, era livido. I lunghissimi capelli biondi erano come mossi da una brezza che in realtà non c'era. Per la prima volta, mi accorsi che intravvedevo la strada dall'altra parte di lui. Tutto era freddo, intorno a noi. E poi, lo feci. Non so perché, la mia mano si alzò di scatto lasciando cadere una stampella, e tentai di toccargli il petto. E la mano lo attraversò da parte a parte, come se non ci fosse niente davanti a me, solo aria. Aria ancora più gelida di quella che mi circondava, ghiacciata, tanto che la pelle cominciò a farmi male.
Oddio!!! Oddio!!
Nathaniel era un...
Il mio urlo squarciò l'intera strada. E lui sorrise, e scomparve, come se non fosse mai esistito.
Sentii la portiera di una macchina che si apriva dietro di me. Risate di bambini felici. Oddio! Oddio! Oddio!
Lasciai cadere l'altra stampella, e cominciai a correre nella direzione da dove venivano i rumori. E, mentre mi buttavo tra le braccia di quella persona che profumava di lacca, i punti cedettero. Urlai ancora, ma questa volta alla paura si mescolava il dolore, mentre il sangue viscoso cominciava di nuovo a colare.
“Lily...ma cos'è successo?”
Oddio!!
“Mamma...Nathaniel è un FANTASMA!”   


martedì 2 ottobre 2012

Il mondo nell'autobus

Da quest'anno, per andare a scuola, prendo l'autobus. Abbastanza presto, alle 7:40, insieme ad A. Mi piace tantissimo, perché è un modo per osservare le persone. Non sono ficcanaso, solo mi diverte notare le abitudini, gli orari, le facce. Mi fa pensare all'Inghilterra...
Quando, tre anni fa, sono andata a fare uno stage di lingua a Plymouth, ci hanno tutti muniti di un abbonamento dell'autobus con il quale potevamo andare al lavoro (io facevo ufficialmente la commessa, a dir la verità la tuttofare, in un negozio di vestiti di seconda mano), tornare a casa e uscire fino a mezzanotte. C'erano soprattutto due momenti che mi piacevano: la mattina, quando vedevo i ragazzi in divisa che andavano a scuola, e il pomeriggio, quando tornavo a casa, e allora vedevo quegli stessi ragazzi e ragazze tornare con la cravatta sfatta. Mi piaceva un po' meno la sera, le strade inglesi, soprattutto nel week end, sono tutt'altro che sicure. Sugli autobus inglesi me ne sono successe di tutti i colori. Ho fatto la mia peggior figuraccia, ho sbagliato fermata e l'autista,visto che non c'era nessun altro, mi ha riportata direttamente a casa, e un anziano signore mi ha lasciato il posto per ero una ragazza. Quando si dice il gentleman inglese! Poi mi chiese se andavo in centro a fare shopping e io risposi che andavo a lavorare. E con quella carta ho fatto un'altra figuraccia. Nella tasca del mio impermeabile ci mettevo qualunque cosa, anche la carta prepagata con cui pagavo quasi tutto. Quando, alle poste, sono andata a comprare i francobolli per le cartoline, ho pensato 'Dai, adesso invece che con i soldi pago con la carta prepagata e ci faccio davvero la figura della toga!'
Arriva il mio turno. Chiedo i miei dodici francobolli. Poi, con un gesto da film di Hollywood, tiro fuori la mia carta prepagata senza neanche guardare ciò che ho in mano dicendo "Posso pagare con questa?" Vedo la signora davanti a me strabuzzare gli occhi, guardami e dire "Ehm...no..." Mi volto e vedo che nella mia mano non c'è la carta prepagata ma l'abbonamento degli autobus. Vorrei solo sprofondare sottoterra.
Ora, invece, osservo ogni mattina la città svegliarsi, la mia fermata sta davanti ad un campo, e quel campo alle 8:30 in punto si anima di tanti puntini con lo zaino in spalla. Mi fanno pensare ad un formicaio che si risveglia. Il formicaio della città. Vedo tante persone, e ognuna di loro sembra quasi che mi dica qualcosa, a seconda del loro abbigliamento o delle loro conversazioni. C'è la ragazza che vuole perennemente farsi ferie, il ragazzo di colore che ha qualche anno meno di me e porta sulla schiena un pesante sacco di ombrelli, cappelli e braccialetti, il pensionato che va a ritirare la pensione. Ieri è passato il controllore, e ha messo due multe, una ad una ragazza che stava andando a scuola e l'altra ad un signore anziano. C'è il mondo, nell'autobus. Il mondo che mi piace osservare. E chissà che osservandolo non riesca a capirlo un po' meglio nel suo caos?

P.S: Domani, durante l'ora di religione, vi posto l'ultimo episodio di 20 Whisper street. Buona lettura! :D