sabato 29 dicembre 2012

Ehm...buon Natale! :DDD

SCUSAAAATEEEE!!! 
Buon Natale!
In ritardo....
Solo oggi posso collegarmi ad internet. Comunque, tenevo a farveli questi auguri. Davvero.
Ora vi saluto, non c'è molta dire, a parte che se continuo a rimpinzarmi di dolci come sto facendo ultimamente divento iperglicemica.
Ci risentiamo presto!!! Lunedì, esattamente. Dopo aver pattinato sul ghiaccio per tutta la mattina e mangiato dal cinese sono da mia nonna e quindi su internet. A presto!!!! :D 

sabato 22 dicembre 2012

Cavallo Pazzo e Caspar Collins

Me lo immagino così. Un ragazzo biondo con gli occhi azzurri che, dopo una fredda nottata passata con una pietra come cuscino, si sveglia e la prima cosa che vede sono tre guerrieri Oglala Sioux sui loro cavali, in tenuta di guerra. Lo osservano con uno sguardo ostile e al tempo stesso curioso. Cosa diavolo ci può fare lì un soldato blu che, apparentemente, non è seguito da nessun commilitone e quindi non è un'esca per una scaramuccia?
Il ragazzo non si scompone, anzi sorride. Si alza, solleva le mani, e dice in modo buffo ma comprensibile le due uniche parole di Sioux che sa: Tashunka Uitko! Cavallo Pazzo!
Dato che il ragazzo insiste e sono ancora più curiosi, i tre guerrieri lo conducono al villaggio, davanti ad un tipì dal quale, pochi istanti dopo, esce lui, Tashunka Uitko, sanguinario assassino selvaggio per i bianchi, grande leader guerriero che non ne ha il nome per i Sioux in quegli anni tremendi che furono quelli delle guerre indiane. Dovrebbero ammazzarsi a vicenda all'istante, ma non è così. Anzi, tra loro nasce un'amicizia, un'amicizia destinata a durare un anno, semplice e pura come lo sono solo quelle vere, un'amicizia fatta di riti, cacce e nottate davanti al fuoco passate a chiacchierare. Spesso me li sono immaginati, Cavallo Pazzo e quel soldatino chiamato Caspar Collins tra i bianchi e Piccolo Capo Bianco tra i Sioux, davanti al tipì a conversare e a imparare a vicenda le loro lingue e le loro culture così diverse.
Poi, dopo un anno, tutto finì, e Caspar Collins dovette ritornare al forte. Nessuno dei due sapeva se si sarebbero mai rivisti.
Accadde. Accadde un giorno d'estate e di sangue, quando tra i soldati contro cui stava combattendo e che difendevano un forte Tashunka Uitko riconobbe il suo amico. Fece subito smettere l'attacco, e la cavalleria cominciò ad avviarsi verso la salvezza. Ma un soldato ferito implorava aiuto, e Caspar Collins si attardò per aiutarlo. Si udì uno sparo, il suo cavallo si imbizzarrì, e cavalcò impazzito verso un gruppo di Cheyenne che nulla sapevano della loro amicizia. Qualcuno scoccò una feccia, e Caspar Collins, dopo qualche istante, cadde a terra, morto. Cavallo Pazzo non poté fare niente, solo guardare.
La prima volta che ho letto questa storia, nel bellissimo libro di Vittorio Zucconi Gli Spiriti non Dimenticano, mi sono venute le lacrime agli occhi. Perché, in mezzo a tutto quel fiume di sangue sparso per più di trent'anni la cui foce fu il massacro di Wounded Knee nel 1890, nacque un bellissimo fiore bianco come fu l'amicizia impossibile e tragica tra Cavallo Pazzo e Caspar Collins, Tashunka Uitko e Piccolo Capo Bianco. Un fiore che, purtroppo, fu reciso nel modo più violento.



mercoledì 19 dicembre 2012

Sarà l'ultimo post?

Io non credo. Sono sempre stata molto scettica sull'argomento 21 dicembre 2012. Anche se, devo ammetterlo, per scaramanzia non ho mai guardato il film 2012. Lo guarderò nel 2013. :)
Quel giorno credo che a scuola non saremo in tanti. C'è già chi dice che quel giorno se ne sta a casa. Io penso che se dovesse succedere qualcosa, non fa nessuna differenza se sei a casa o a scuola, succede e basta. Ma tanto non succede nulla. Sarà solo una giornata un po' diversa dalle altre, magari con qualche battutaccia in più rispetto alle altre. La prima a farle poi sono io, sto facendo disperare un mio compagno che continua a ripetermi di smetterla di portare sfiga. Oggi ho sentito una nuova teoria su quello che succederà: una tempesta solare che manderà in tilt l'elettricità e farà anche altri casini, di modo che avremo tre giorni di buio. La parte dei tre giorni di buio non l'avevo mai sentita, ma è divertente... C'è pure chi ha proposto di occupare la scuola e farci una sbronza generale per festeggiare il 21 dicembre 2012!
Mmm...io me ne starò tranquilla. Mi farò le mie sei ore di lezione, e poi con A. stiamo organizzando una bella uscita. Niente di più. Tanto ci saranno tanti altri 21 dicembre durante i quali potremo ridere delle nostre piccole superstizioni.

lunedì 17 dicembre 2012

Un altro Natale a Sassari. Ricominciano i giochi delle luci attaccate alle insegne dei negozi. In piazza Italia il mercatino è pieno di gente, ma tutti gli sguardi sono rivolti all'enorme pista da ghiaccio che poco a poco stanno costruendo. La gente parla, ma ai soliti argomenti natalizi di regali e parenti che vengono o partono per le feste si è aggiunto quel giorno di cui si discute da anni e che finalmente arriverà tra quattro giorni. C'è chi dice che si prenderà un giorno di vacanza dal lavoro e se ne rimane a casa, chi dice che non ci crede e che invece la fine del mondo sarà a febbraio quando un meteorite passerà vicinissimo alla Terra.
E poi, c'è sempre quella realtà lontana dalle luci, dai colori e dalle risate. Basta abbassare un po' gli occhi e la si vede. Due senza tetto si stringono l'uno contro l'altro per combattere il freddo gelido che si è abbattuto sulla Sardegna. In mezzo a loro c'è un cagnolino. Uno suona Jingle Bells alla tromba. Davanti a lui ci sono poche monetine rosse.
A volte penso che non importa che siamo in tempo di crisi, il Natale non sarà mai lo stesso per tutti. Mi ritengo fortunata, perché ho un tetto sulla testa, bene o male io e la mia famiglia tiriamo avanti, non siamo né fuori né con le bombe che rischiano di spazzare via noi e tutto ciò che ci appartiene in un istante. Ma anche se appartengo al mondo delle luci e dei colori non voglio ignorare quello delle ombre. Perché allora, anche se in un altro senso, ci entrerei anche io.

sabato 15 dicembre 2012

John Carter da Marte

Ciao a tutti!! Scusatemi per lo scorso post, credo che non vi sia piaciuto molto...

L'inizio di dicembre qui a Sassari è sempre un po' un anticipo delle vacanze di Natale. Il 6 dicembre infatti è san Nicola, e siccome san Nicola è il patrono di Sassari e l'8 dicembre c'è l'Immacolata Concezione, per noi a scuola è l'occasione per farci un lungo ponte, visto che ci danno anche il 7 come giorno di libero. Quest'anno poi, il 9 era domenica, quindi quattro giorni di vacanza...
Ne ho approfittato un po' per studiare, ma anche per guardare due film: The Way Back di Peter Weir, sulla controversa storia vera di alcuni prigionieri politici polacchi che, riusciti a fuggire da un gulag siberiano, riuscirono ad arrivare fino all'India a piedi, e John Carter da Marte.



The Way Back mi è piaciuto tantissimo, ma John Carter ha conquistato il mio cuore!! Sarà perché è un film di fantascienza, e in questo periodo adoro la fantascienza, oppure semplicemente perché, come in molte storie di questo genere, c'è qualcosa di reale e di universale.
John Carter è un ex soldato della guerra di secessione stanco della guerra. Un giorno, in fuga da un generale che lo vuole far combattere contro gli Indiani, viene misteriosamente trasportato su Marte. Qui viene catturato da Tars Tarkas, della tribù dei Tharks. Marte è ormai un pianeta decadente, quasi morto, e sconvolto dalla guerra tra le città di Zodanga e Helium, di cui John salva la principessa Dejah Thoris. E le sorti della guerra si troveranno tra le sue mani!
Ora, la trama può sembrare completamente assurda. Almeno è quello che ho pensato la prima volta che ho letto la trama. Quando poi ho saputo che John Carter è stato uno dei flop più grandi della storia del cinema, ho pensato che davvero, non doveva essere un gran film. E invece...
Invece mi è piaciuto davvero davvero taaanto!! E' un film da rivalutare, con una bella storia, che non annoia mai e che appassiona dal primo all'ultimo minuto. Questa settimana ho disegnato Tharks dappertutto!! XD
Ma, soprattutto, mi è piaciuto molto il pezzo in cui un Thern, una specie di essere immortale che controlla il destino dell'Universo, spiega a John Carter come la guerra sia provocata per uccidere i pianeti: infatti, se un popolo pensa solo a se stesso, non si cura del pianeta, che muore senza che gli abitanti neanche se ne accorgano. Questa affermazione mi sembra molto attuale, visto lo stato del nostro pianeta.  
Nei titoli di coda, ho letto che John Carter è tratto da un libro di Edgar Rice Burroughs. Ho cercato sull'enciclopedia, e ho scoperto che Edgar Rice Bourroughs ha scritto anche una serie che è ben più nota: quella di Tarzan. Subito sono andata a prendere la mia copia di Tarzan e lì ho scoperto che...il Ciclo di John Carter o Ciclo di Barsoom conta undici libri. Mmm...ho voglia di leggerli tuttiiiii!!!! Comunque, quello da cui è tratto il film è questo:


   
Non so se notate i vestiti un po'...da imperatori romani! E' la stessa cosa anche nel film, infatti io e mia madre non facevamo altro che dire che gli americani sembrano invidiarci, a noi europei, il fatto di avere avuto in casa antichi greci e romani. 
Bene, per oggi ho finito. Tornerò lunedì, perché lunedì io e Chris e forse qualcun altro andiamo a far un viaggio nella Terra di Mezzo in compagnia di Bilbo, Gandalf e tredici nani dai nomi l'uno più buffo dell'altro...


NON VEDO L'ORA!!!!!! XD



venerdì 7 dicembre 2012

Gangman style(s)!


La versione di Gandalf



La versione del dissidente cinese Ai Wei Wei


La versione originale

OPPA GANGMAN STYLE!! XD


sabato 1 dicembre 2012

Di tutto un po'

Sono viva!!! Scusatemi per la lunga assenza, ma non ho proprio avuto l'occasione di andare su internet da lunedì scorso. Breaking Dawn mi è piaciuto, è molto ben tratto dal libro e alla fine abbiamo pure avuto una bellissima sorpresa!!! Ho potuto assistere a cinque minuti di isteria di massa nel cinema...e non ne ero esclusa! XD
E poi, che dire...a partire da mercoledì scorso, la mia scuola si è messa in autogestione. All'inizio tutto andava molto bene: gruppi di discussione, per organizzare la manifestazione...io sono andata nel gruppo di cinema. Peccato che il televisore non andava. Così ho passato tre ore a non fare nulla. Ora, siccome mi stava venendo il malumore a non fare un bel niente, alla ricreazione mi sono infilata in biblioteca, ho preso in prestito Frankenstein, e ho passato tre ore a chiacchierare con la bibliotecaria di fede. Una conversazione davvero interessante, soprattutto per i nostri diversi punti di vista (lei credente, io atea).
Tutti gli altri giorni della settimana sono rimasta a casa a studiare e leggere.

Pila di evidenziatori










Libro di latino da studiare











Max mi aiuta a studiare matematica










Unico relax...i libri!!!











Lunedì, è cominciato di nuovo tutto in modo normale, ma martedì...di notte, alcuni miei compagni hanno occupato la scuola!!!! Ora, sto sembrando una senza idee. No, io le mie idee ce le ho. Sono completamente d'accordo con i miei compagni, lo Stato sta malmenando la scuola pubblica (e non solo quella) in modo vergognoso da anni. Ma non sono d'accordo con l'occupazione delle scuole. Allo Stato cosa gliene importa? Non gli fa nulla che le scuole siano occupate. Secondo me siamo in una situazione in cui dobbiamo agire, certo, ma con dei metodi che facciano molto più casino. E cioè scioperi e manifestazioni ad oltranza. Non un giorno al mese, sempre. E se veramente vogliamo occupare qualcosa, che sia un Provveditorato o una sede staccata del Ministero dell'Istruzione.
Comunque, mercoledì, dopo aver capito qual'era la situazione, ho passato tutta la mattina a casa di A chiacchierando e guardando qualche episodio di Dexter. Davvero carino!!!
Giovedì, invece, siamo stati in gita a Cagliari. Abbiamo visto il planetario (bellissimo!!!!) e un museo d'arte contemporanea. L'arte contemporanea non mi piace particolarmente, ma qualche cosa non era davvero male.


Questo quadro ha un significato fascista:
le donne devono stare al loro posto...
Scusate per la pessima qualità dell'immagine.

Ieri, sono rimasta di nuovo a casa a studiare...e oggi sono da mia nonna. L'occupazione dovrebbe finire lunedì. Finalmente.
Oggi, nulla di speciale. Sto da mia nonna e poi esco.
Secondo i miei calcoli, lunedì dovrei finire Frankenstein. Mi sta un po' deludendo. Ho visto il film che ne ha tratto Kenneth Branagh, e immaginavo un libro horror e cinematografico, invece è molto più riflessivo e descrittivo...romantico, dopotutto, mi sembra di leggere le cose che ci spiegano i professori in classe, visto che stiamo facendo il romanticismo in inglese, italiano, filosofia e francese. E' strano pensare che l'anno scorso adoravo questi concetti tristi, il sublime, l'uomo infelice perché sente una tensione verso l'infinito ma lui è finito, il suicidio...e quest'anno invece penso che fossero tutti dei depressi che non apprezzavano la vita come si dovrebbe.
E con questo, vi lascio. Purtroppo non so proprio quando potrò tornare di nuovo su blogger. Mia nonna deve fare dei lavori in casa e non so se il computer sarà disponibile. Fino ad allora...baci baci!!! :)

lunedì 19 novembre 2012

EUFORICA!!

Ok, vi avverto che questo post è frivolo e che lo scrivo solo per scrivere, quindi potete anche chiudere la finestra.
Solo che oggi sono...felice!! La giornata procede bene!!!
Alla prima ora mi chiama il prof d'inglese all'interrogazione. Concetti Preromantici e Romantici. NOOOO!!! Sabato prima ho guardato i video del concerto dei Muse a Bologna, poi ho partecipato ad un flash mob per la giornata del diritto allo studio, sono uscita con le mie amiche e infine sono andata all'opera con mia nonna a guardare Il Signor Bruschino di Rossini. Domenica ho dormito, ho letto, ho fatto l'archeologa in cerca di fossili con le mie nipotine per tutta la collina dietro casa (abbiamo trovato una bella stella marina) poi è arrivata mia nonna della quale era il compleanno e abbiamo festeggiato (anche se ad un certo punto del pranzo mi sono messa a dormire perché avevo ancora sonno...). Di sera ho letto un manga, e mentre facevo lo zaino quando ho controllato l'orario l'ho visto: inglese a prima ora!!! E se mi chiama????? Ma no, non mi chiamerà. E invece si!!! :(((
Era da una settimana che non aprivo libro. Quindi dico solo quello che mi ricordo...quando finisce con me il prof sembra annoiato. Mi metterà un sei scarso. Un seino di niente. A fine ora ci chiama tutti e tre. Ho una faccia da funerale. Il prof mi guarda e mi dice "Baf, sette e mezzo" Cooooome???? Non credo alle mie orecchie ma..si!!! :D
Ecco perché sono mooolto felice. Inoltre, stasera vado al cinema a vedere Breaking Dawn con A. e sua sorella. Ok, sento già la stima (;D) che avete per me scendere. Ma oggi voglio divertirmi. Anche in cose superficiali. Sono EUFORICA!!!!
Va bene, la smetto. A presto, e spero di essere un po' più sana di mente. ;)
  


venerdì 16 novembre 2012

Lei non c'era più. In quella piccola e spoglia stanzetta con i muri bianchi, che per tutti quei lunghi anni li aveva visti pranzare e cenare insieme, quella consapevolezza gli piombò crudelmente addosso. Il mondo si tinse di blu, un blu notte profondo, e un vuoto si creò in lui.
Si ricordava di quella passeggiata nel bosco, tanti anni prima, di come tenendola per mano si era sentito come se avessero potuto volare, spiccare un balzo e volare nel cielo, volare tra le nuvole finché non fosse scesa la notte stellata, e poi tornare in volo in quella casa, da quella finestra che ora guardava e che a quel tempo dava su un piccolo bistrot che aveva chiuso durante la guerra. 
Lei non c'era più. Non l'avrebbe mai più vista seduta alla sua sedia, mentre guardava la strada, fumando una sigaretta. Era un'abitudine che non aveva mai perso, anche nella vecchiaia. Non avrebbe mai più passato la serata seduto davanti a lei, a chiacchierare, ricordando la loro giovinezza, le loro gioie e quei momenti di piccole tenerezze che consistevano nel comprarle un mazzo di fiori per l'anniversario del loro matrimonio e nel dipingerla ogni volta che doveva disegnare un soggetto femminile.
Ora lei non c'era più, era diventata anche lei un ricordo, il dolce ricordo di una vita passata in compagnia dell'anima più bella che gli fosse stato concesso di conoscere, perché quando si ama veramente qualcuno tutto il resto impallidisce e svanisce.
Desiderò che venisse a prenderlo. Giovane e vestita di bianco come nel giorno del loro matrimonio, con i capelli neri sciolti sulle spalle e leggermente coperti da un velo, con il suo bouquet in una mano. Un'allegra melodia hiddish, quella che il violinista vestito con l'abito verde aveva suonato quel giorno, avrebbe aleggiato nell'aria. Lei gli avrebbe teso la mano, lui l'avrebbe presa. Sarebbero volati entrambi, come aveva desiderato quel giorno, tanti anni prima nel bosco, e lei abbracciandolo lo avrebbe portato sempre più in alto, nella notte blu e stellata.     

mercoledì 7 novembre 2012

La mia strada

Ciao a tutti! Inizialmente volevo postare qualcosa che ho scritto ieri dopo aver passato il pomeriggio a guardare un documentario che mi ha prestato il prof. di geografia astronomica, ma ho cambiato idea. Questa mattina, in aula informatica, ho passato tre ore a fare simulazioni di test d'entrata all'università. Ne ho fatti diversi, in beni culturali, lettere e filosofia, lingue straniere e scienze della comunicazione, facoltà che non farò mai ma volevo comunque provare il test per curiosità.
Sono molto soddisfatta della mia mattinata, perché finalmente ho capito qual'è la facoltà che davvero fa per me: beni culturali. Ci pensavo da un po', ma oggi ho deciso definitivamente. A parte il fatto che sono i test in cui riesco meglio (il minimo di risposte corrette sono state 26, il massimo 28 su trenta), mi sono resa conto che è proprio questo che voglio studiare, che mi piace e non rischia di annoiarmi: storia e storia dell'arte, il passato insomma, e magari qualche corso un po' specifico come la biblioteconomia (che spiega come si organizza una biblioteca). Mi sto già informando, ho contattato un'ex compagna di scuola di mia sorella che studia lì. Voglio sapere tutto. Ancora una volta mi rendo conto che mi sto proprio prendendo in mano. Ok, non mi ricordo se quest'espressione esiste anche in italiano, voglio solo dire che mi sto prendendo più cura di me stessa. Voglio cambiarmi in meglio, essere più matura, valorizzarmi. E questo passa anche per questa scelta, tenendo anche conto che c'è un obiettivo principale: finire il liceo! Finalmente. 

venerdì 2 novembre 2012

L'istante effimero

Sarà che questa sera mi sento un po' sola, ripensando al fatto che avrei dovuto divertirmi e invece sono qui, sull'autobus, mentre fuori piove, in questo leggero vestito gotico che nessuno ha visto. Non lo so. Ma quando entri nell'autobus (prima ti ho visto correre fino alla fermata per non perderlo), avvolto in un camice bianco con dei segni neri, travestito da scienziato pazzo, e ti siedi davanti a me, non riesco a staccarti gli occhi di dosso. Arrossisco, li abbasso, poi li risollevo e li abbasso di nuovo. E mi accorgo che tu stai facendo la stessa cosa. E' uno strano magnetismo, è come se ci sfiorassimo e ci allontanassimo in continuazione. Il cuore mi batte più forte, sento che dovrei fare qualcosa ma non so cosa. E poi, tutto finisce quando entrambi arriviamo al capolinea. Io mi alzo, tu ti alzi, poi ciascuno per la proprio strada. Non saprò mai il tuo nome, tu non saprai mai il mio, non ci rivedremo mai più. E' stato solo un istante effimero. Ma credo che ti ricorderò. Anzi, ne sono sicura. Rimarrà sempre il ricordo di questo strano magnetismo a cui non so dare un nome.

mercoledì 31 ottobre 2012

Qualche film da Halloween

Allora, siccome mi ritrovo sola soletta al computer, ascoltando una buona dose di Sonata Arctica, scriverò qualche post per passare il tempo. Siamo ad Halloween, no? E allora...ecco qualche consiglio per passare un'orrorifica serata:

Profondo Rosso di Dario Argento
Il Fantasma dell'Opera di Dario Argento
The Skeleton Key di Iain Sofltley
Shining di Stanley Kubrick
It di Tommy Lee Wallace
Il Corvo di Alex Proyas
Dracula di Bram Stoker di Francis Ford Coppola
Frankenstein di Mary Shelley di Kenneth Branagh
Il villaggio dei dannati di John Wyndham
Intervista con Vampiro di Neil Jordan
Tutta la serie degli Alien (Alien, Aliens, Alien 3, Alien-La clonazione)
Tutti i Paranormal Activity (1,2,3)
Il mistero di Sleepy Hollow di Tim Burton
e ovviamente tutta la serie di Halloween

Se invece preferiti horror più romantici:

Tutta la saga di Twilight (Twilight, New Moon, Eclipse, Breaking Dawn parte 1)
Ghost

Cartoni animati:
Nightmare Before Christmass di Tim Burton
La sposa cadavere di Tim Burton
Hocus Pocus di Kenny Ortega (non è un cartone animato, ma è della Disney, quindi...)

Spero di esservi stata utile, sono sicura di averne dimenticati parecchi. Se volete potete aggiungerli nei commenti. Buona serata!

Buon Halloween!


Un felice Halloween a tutte le streghe, i fantasmi, i vampiri, gli zombie, le fattucchiere e i licantropi che passeranno di qua!!! ;)


martedì 30 ottobre 2012

sabato 27 ottobre 2012

Ciao a tutti. La mia super settimana alla fine è stata un po' un disastro. Giovedì la proiezione del primo film del laboratorio di cinema che sto frequentando a scuola è saltata perché non c'era elettricità nel quartiere. L'unica nota positiva è che ci hanno spiegato un po' di più in cosa consiste il progetto e il concorso che lo affianca. Chi vince il primo premio va a festival del cinema di Venezia...
Il mega sciopero, invece, è risultato una strumentalizzazione degli studenti da parte della CGL, quindi, non appena abbiamo capito la verità, abbiamo cominciato a protestare e ci siamo beccati dei bei spintoni.
E oggi...diluvia. Il computer della scuola non vuole aprire l'immagine del premio che ho inventato sul mio altro blog, Sogni di Carta. Il mio collant si è appena smagliato. Insomma, spero nella sera. Oggi ci sono tutte e tre le mie nipotine...magari giochiamo po' e poi guardiamo un film. Ok, adesso la smetto di fare la depressa.
Ieri, mi stavo chiedendo se si può imparare a scrivere in una scuola. Spesso leggo di persone che sono laureate in una materia dallo strano nome, scrittura creativa. E io penso "Per forza, la scrittura è creazione". Poi, però, mi chiedo se quelle persone hanno studiato quella materia per imparare a scrivere. Ma è possibile imparare a scrivere con un insegnate?
Ora, tornando indietro nel tempo, le due persone che mi hanno veramente invogliata a mettere su carta quelle storie che inventavo da sempre sono state mio padre e la mia prof di italiano alle medie. In prima, ci fece fare una specie di laboratorio in cui ci spiegava come si costriusce una storia. Ci lasciava molto liberi di creare quello che volevamo, ma eravamo comunque ben seguiti da lei. Non era come fare delle lezioni universitarie sulle quali si da un esame. Quelle persone forse non hanno uno stile?
Anche su questo, sono molto scettica. Secondo me uno stile lo si può migliorare non solo scrivendo, ma anche leggendo tantissimo. Magari ci piace molto lo stile di uno scrittore, e allora qualcosa rimane in noi. Che so, a me piacciono molto gli stili di scrittori come Licia Troisi, Aldous Huxley e, o almeno lo sto scoprendo ora, James Cain.
Oppure quelle persone hanno delle idee, ma non riescono a scrivere? Come Alexandre Dumas, i cui libri in realtà sono stati per la maggior parte scritti dal suo ghost writer, Auguste Maquet?
Non so...sono molto scettica sulle lauree in "scrittura creativa". Mi chiedo se non sono un metodo per guardagnare soldi, se non sono un po' una truffa. Voi cosa ne pensate? A presto!   

sabato 20 ottobre 2012


Mmm...oggi non so proprio cosa scrivere. Quindi vi posto solo questa immagine. Sarà che abbiamo appena fatto Hayez in storia dell'arte, sarà che una settimana fa ho visto Romeo e Giulietta all'opera...oppure che questo quadro è uno dei miei preferiti.

La settimana prossima temo proprio che non ci sarò fino a sabato. Martedì forse esco alle 11:30, ma con A, Chris ed E stiamo pensando di andare a mangiare il kebab, giovedì inizio un laboratorio di cinema con la scuola, ma la proiezione è alle 15 e io finisco alle 14:15, e venerdì c'è un megasciopero con manifestazione. Ci hanno cambiato l'orario e l'ora di religione adesso è di sabato. Quindi...niente. Mi mancherete parecchio!!! Baci!

martedì 16 ottobre 2012

Stelle

Oggi, come promesso, vi parlo delle stelle.
La verità è che le stelle mi piacciono da quando ero piccola.
All'epoca avevamo un canale che passava tutta la mattina documentari, e io la passavo tutta guardandoli. Mi ricordo poco di quelli sugli animali, e pensare che volevo fare la veterinaria. Quelli che mi ricordo sono quelli sulle stelle. Parlavano di galassie, di Big Bang, di stelle che esplodevano e buchi neri. Mi ricordo che sono rimasta per tre giorni scioccata perché avevo imparato che tra due miliardi di anni la nostra galassia si scontrerà con quella di Andromeda. Poi, quando il canale è sparito e ho cominciato ad andare alle elementari ho dimenticato un po' le stelle, mi sono limitata a guardarle cadere quando arrivano le lacrime di San Lorenzo, nei primi giorni di agosto. Allora mi chiedevo se qualcuno ci sta osservando da lassù, e che cosa ci cela il cielo, quali strani mondi, quali colorate meraviglie?
Quattro anni fa, eravamo entrati in otto a scuola. La prof non stava facendo lezione, e mi annoiavo a morte. Così, in quelle due ore ho creato il mio sistema solare. Era solo un gioco, ma mi è venuta in mente una storia. Anzi, dieci storie, ognuna per ognuno dei miei pianeti. Solo che come al solito è stata una delle mie ossessioni passeggere, anche se ho ancora i fogli con tutti i disegni del sistema solare di Asfalia...  
L'anno scorso, quando ho fatto geografia astronomica, non m'interessava molto. Credo fosse una questione di professore, ma non voglio commentare oltre.
Quest'anno, invece, mi piace davvero. Oggi siamo stati ad una conferenza. Era davvero bella, perché eravamo solo tre classi e quindi non c'era tutto quel casino che c'è di solito alle conferenze che si svolgono nell'aula magna della mia scuola. L'astronomo che la teneva ci ha fatto vedere un video sulla nascita dell'universo, poi ci ha chiesto se avevamo delle domande. E siamo andati avanti per due ore e mezzo così. Credo che l'universo è una delle poche cose che ci affascina tutti.
Io volevo fare una domanda, ma non osavo troppo, perché anche se il prof mi ha passato una rivista con un articolo di otto pagine sull'argomento mi sembra così poco...scientifico. Ha osato per me A, che mi legge nei pensieri (cioè, poi ha detto "Ti sentivo fremere accanto a me"): "Cosa ci può dire degli universi paralleli?"
Lo so, sembrano più che altro fantascienza, gli universi paralleli. Eppure molti serissimi astrofisici li ipotizzano. Non dico che ci credo, ma mi sembra una cosa divertente. Immaginare un altro universo oltre al nostro, con leggi fisiche diverse, mondi diversi, e forme di vita (ammesso che sia possibile, perché sto scoprendo che la cosa tiene proprio ad un filo, cioè ad una legge fisica...) e altre dimensioni. In quel caso non si parla di universo, ma di Multiverso.
Il Multiverso
Poi, abbiamo parlato di buchi neri. E di quanto siano strani. Enormi divoratori di energia, con un campo magnetica e una densità infinita. E dopo quella materia dove va a finire? E' possibile che si trasformi in materia oscura, quella materia che si ipotizza ci sia ma noi non vediamo? Quando gliel'ho chiesto, l'astrofisico ha detto che è una delle ipotesi. Anche i buchi neri mi affascinano. Uno dei documentari che ho visto da piccola diceva che c'era un buco nero in ogni galassia, anche nella nostra, e che da qualche anno il nostro stava divorando una nube di gas. Proprio quello che ci ha detto stamattina l'astrofisico. Ma a me piace anche immaginare un'altra cosa, dei buchi neri: e se fossero dei cunicoli spazio-temporali, oppure dei portali verso altri universi?
La mia fantasia vola. Mi piace poter immaginare cose così ipotetiche che potrebbero anche essere vere. Non che ci creda. Voglio solo sognare e immaginare. E quando penso a tutta quella immensità che mi circonda, penso che noi e la nostra piccola Terra con il suo piccolo e solitario satellite siamo proprio polverina di stelle...
                                                                                                     

lunedì 15 ottobre 2012

Papà, tu non potrai mai sapere
l'angoscia per la mia disobbedienza
che mi invase il cuore quando sentii
la spietata ruota della locomotiva
affondare nella carne urlante della gamba.
Mentre mi portavano a casa della vedova Morris,
vedevo nella valle la mia scuola, che marinavo
per saltare di nascosto sopra i treni.
Pregai di vivere il tempo di poterti chiedere perdono.
E poi il tuo pianto, le tue singhiozzanti parole di conforto!
Da quell'ora di consolazione ho ricevuto un'infinita felicità.
Fosti saggio a incidere sulla mia tomba:
"Scampato al male a venire."

Johnnie Sayre, dall'Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters

P.S: Delle stelle ve ne parlo domani. Il prof di geografia astronomica ci porta ad una corferenza slle teorie cosmologiche...non vedo l'ora!!!

mercoledì 10 ottobre 2012

Sogni di Carta come back!

Ciao a tutti!
Finalmente, l'ho fatto. Cioè, per essere precisi l'ho fatto sabato scorso, ma oggi si ricomincia davvero: ho riaperto il mio blog di libri, Sogni di Carta.
L'ho aperto novembre dell'anno scorso, ma dopo il mio periodo non avevo più voglia di scrivere una sola recensione. Mi sembrava che la cosa mi soffocasse, e così ho deciso di dare un taglio netto anche alle recensioni. Ora, invece, scrivere solo di libri mi manca un po', e così ho deciso di riaprirlo. Però Sogni di carta cambierà molto. D'ora in poi parlerò solo dei libri che veramente mi piacciono, di quelli che ritengo davvero importanti. O magari di un solo scrittore. Per esempio, sto progettando solo su Silvana De mari, che ho scoperto quest'anno e che ora è una delle mie autrici preferiti. Oggi, però, vi parlo di Ascolta la mia ombra di Marc Levy. Questo è il link: http://persefone-sognidicarta.blogspot.it/2012/10/ascolta-la-mia-ombra.html
Ora vi lascio...sarò assente per tutta la settimana, molto impegnativa: venerdì test su Kant (cit. Muse: I'm gonna win!), poi sempre venerdì ma di sera vado con mia nonna a vedere all'opera Romèo et Juliette di Charles Gounod (prevedo oceani di lacrime, quindi devo ricordare di portarmi i fazzoletti, sabato c'è la verifica di storia dell'arte e il compleanno di mia mamma. Quindi...abbuffiamoci di torta!!!!
Il tutto inframezzato dalla lettura di Shogun di James Clavell, che devo restituire a Chris, e Dylan Dog, che devo restituire a F...
Quindi, torno lunedì. Non so di cosa vi parlerò. Per momento oscillo tra una poesia di Edgar Lee Masters e le stelle. Sto adorando geografia astronomica.
Ok, ora vi lascio veramente...a presto!

PS: scusatemi ancora per commentare pochissimo i vostri post. Ma ho pochissimo tempo per internet. :(

lunedì 8 ottobre 2012

La gente parla sempre di libertà, libertà di vivere in un certo modo, senza essere comandati a bacchetta. Naturalmente più vivi in un certo modo meno ti sembra libertà.
Io?
Beh, posso cambiare nel corso della giornata. Mi sveglio e sono una persona, e quando vado a dormire so per certo di essere un altro. Non so chi sono la maggior parte delle volte. E' come avere ieri, oggi e domani, tutti nella stessa stanza. Non si può dire quello che accadrà.

Da Io non sono qui di Todd Haynes, 2007

sabato 6 ottobre 2012

Sun.

La verità è che non ci sei più da tre settimane. Ho passato giorni interi a chiamarti, notti intere a pensarti, ore a cercare qualunque cosa per la collina, qualunque cosa, anche solo un impronta o un ciuffo di peli neri.
Sto male. Non ho più il mio piccolo lemure. Quella piccola palla di pelo che mi saliva sulle spalle e si accucciava e osservata tutto quel che facevo. Mi ricordo di quando eri piccola e tua madre era morta da pochi giorni, e allora con mamma ti abbiamo cresciuta con latte in polvere e siringhe a mo' di biberon. Non è stato come con gli altri gatti. A te, come a tua sorella e ai tuoi fratelli, ti ho vista crescere, ho visto quando hai cominciato a vedere, a camminare, a giocare. Mi ricordo di quando non riuscivi a digerire il latte e  stavi male, con mamma pensavamo sempre che stessi morendo. Ma poi ti riprendevo sempre, per fortuna.
Voglio di nuovo la gatta meno fotogenica del mondo. Quella con gli occhi verde bottiglia e il naso a trombetta, che spunta in modo così caricaturale. Voglio sentire di nuovo il tuo miagolio, quello che sembra il cigolio di una porta.
Voglio di nuovo, te, Sun.
Sono arrabbiata. Detesto il posto in cui abito. Detesto questa collina dietro casa che mi porta via i miei gatti. E anche se adesso Max viene tutte le notte a dormire con me, come facevi tu, non riesco a non pensare a te, a non sognare il tuo ritorno. Non riesco a non piangere, ora. Sun.



mercoledì 3 ottobre 2012

20 Whisper street- ep. 12


La mattina dopo, alle cinque, afferrai le stampelle che mi avevano procurato in tutta fretta e andai in cucina. Avevo passato la notte insonne per il dolore. Il giorno prima, avevo raccontato a Will la verità. Ero inciampata. Ma non gli dissi dove. Mi aveva dovuto togliere i punti, che si erano aperti a causa del movimento del muscolo nella caduta, e metterne dei nuovi. Stringevo convulsamente i braccioli della sedia su cui mi avevano messa mentre lo faceva. Non dovevo più posare il piede a terra, o avrei rischiato di aprirli di nuovo, e se fosse successo potevo dire addio alla marcia per un mese e stare quindi immobile a letto tutto quel tempo. Per fortuna, la madre di Pearl mi aveva procurato quelle stampelle.
Prima di andare in cucina, frugai nella borsa che era ancora ai piedi del letto e presi la boccetta con i petali di papavero. Helena aveva detto che si faceva una tisana, allora si dormiva. Ecco, ne avevo proprio bisogno. Mi accorsi però che nella borsa c'era anche qualcos'altro, che non avevo messo io. Lo tirai fuori. Era un libro. Sembrava piuttosto vecchio. Lessi il titolo.
“Fantasmi degli Stati Uniti d'America.”
Bello. Ma chi ce lo aveva messo?
Buttai il libro sul letto, presi le stampelle e scesi in cucina. Avevo passato la notte a pensare a quella lapide al cimitero. Ma i miei pensieri erano regolarmente interrotti da una fitta di dolore. La mia carne era straziata, mi sembrava che urlasse.
Presi un tazza e ci versai dell'acqua, che riscaldai al microonde. Poi, ci misi dentro tutti i petali della boccetta. Aspettando i dieci minuti, mi resi conto che quel giorno i miei sarebbero tornati dal loro viaggio d'affari in Europa. Almeno, Jane se ne sarebbe andata. Poi, però, pensai che i miei mi avrebbero vista arrivare da loro in stampelle, con il polpaccio sinistro fasciato e l'avambraccio destro completamente scorticato. Immaginai la reazione di mia madre. Oddio. Incavolata, scuoteva la testa, e i capelli pieni di lacca non si muovevano di un millimetro. Sarebbe stato tremendo.
Dopo dieci minuti, con un colino, tolsi i petali e li buttai. Poi, cominciai a bere. Faceva un po' schifo, ma se così riuscivo a dormire, era il giusto prezzo da pagare.
Quando ebbi finito, misi la tazza nel lavandino, la riempii d'acqua e salii di nuovo in camera mia. Mi misi a letto, aspettando che il sonno venisse. Pensai che, magari, leggendo sarebbe arrivato più facilmente. Presi il libro che stava sul fondo del letto e lo aprii a caso. Era una pagina con un segnalibro, sul quale c'era un pentacolo e una specie di preghiera. Ok, il libro lo aveva messo nella mia borsa la madre di Chris, mentre ero in camera sua.
Era il capitolo 27. Il titolo era 'Lo straniero'. Cominciai a leggere.

“Tra i vari casi di apparizioni di figure spettrali che ho affrontato, una delle più singolari è forse questa.
“Si racconta che, alla fine dell'estate del 1860, in un piccolo villaggio apparve una grande carrozza che trasportava un giovane di diciassette anni. Diceva di essere figlio di un grande della nuova industria tessile, che veniva in America per fare ancor più fortuna che in Europa. I suoi genitori lo avevano mandato prima di loro in quel nuovo paese perchè erano stati trattenuti all'ultimo da importanti affari, e lo avrebbero raggiunto di lì a pochi giorni. Aveva con se alcune casse, e, si dice, uno splendido quadro che lo rappresentava.
Ovviamente, l'arrivo di questo straniero non fu ben vista in quel villaggio isolato. Le madri proibivano ai loro figli di parlargli, e gli uomini lo ignoravano. Il ragazzo continuava ad aspettare i suoi genitori, che non arrivavano. Cominciava a non avere più provviste, ma nessuno si accorse che soffriva la fame. E fu così che, un giorno di inizio settembre, meno di dieci giorni dopo il suo arrivo, il ragazzo fu trovato riverso in mezzo alla strada, morto. Cercando nei pochi documenti che aveva con se, trovarono il suo nome e lo seppellirono nel loro cimitero, che allora era molto recente.
Cinquant'anni dopo...”

Ero a davanti a davanti al numero 20. Nathaniel era davanti a me, pallido ed emaciato, serio.
“Tu sei un fantasma!” dissi indicandolo.
Lui assunse l'aria arrabbiata e terribile che aveva quando gli avevo parlato di telefoni. Si voltò, e corse via, svoltando l'angolo. Io lo seguii, ma era sparito.
Tornai a casa, perché il numero 20 era come la mia casa. Quando entrai, vidi che la porta del bagno, in fondo al corridoio, era aperta. Si vedeva la vasca...e all'interno c'era Nathaniel. In piedi, messo come in croce, con la carnagione verde e il viso trasfigurato dall'odio, e dalla morte. Era un mostro. E mi fissava, con quel suo sguardo duro e terribile...

Mi svegliai urlando. Oddio. Oddio!!! Avevo dormito!
Ripresi il libro.
“Cinquant'anni dopo, nel 1910, una ragazzina molto pia di nome Mary Sullivan disse di aver visto un bellissimo ragazzo per la strada, e di avergli parlato. Ma nessun altro lo vide. Dopo un po' tutti la diedero per pazza, e i genitori la rinchiusero nel manicomio, dove la poverina morì otto anni dopo. Grazie a tutta una serie di avventurosi eventi, il diario teneva la giovane Mary Sullivan è arrivato tra le mie mani, e qui ne pubblico alcuni passi.
'26 Agosto 1910
Caro diario,
oggi Dio mi ha finalmente mandato un amico. È un ragazzo che è appena venuto ad abitare nella casa accanto alla mia. La sua bellezza angelica dimostra l'esistenza del Nostro Signore. Abbiamo parlato un po', e io ho detto alla mamma che avevamo un nuovo vicino. Ma lei ha detto che non aveva visto nessuno, e che la casa accanto alla mia è disabitata da anni, e che ci sono i fantasmi.

28 Agosto 1910
Caro diario,
oggi N. mi ha detto che tra poco i suoi verranno ad abitare qui, con lui. Così potrò presentarli alla mamma, e lei vedrà che lui c'è davvero.

1 Settembre 1910
Caro diario,
oggi N. mi è sembrato molto provato. Sembrava che avesse fame. Io gli ho chiesto che cosa avesse, ma lui mi ha ignorato ed è tornato a casa. Che strano.

3 Settembre 1910
Caro diario, ho così tanta paura!
Oggi ho visto N. scomparire davanti a me. Era davvero pallido e magro, come se non mangiasse da giorni. E poi...è scomparso nell'aria. Ho paura! Devo dirlo alla mamma.'

"Mary Sullivan non sapeva che, dicendolo a sua madre, avrebbe rovinato la sua vita. In ogni caso, il bel giovane che vide era senza dubbio un fantasma, forse il fantasma del figlio dell'industriale. A proposito di quest'ultimo, ho trovato un documento molto interessante che potrebbe darci un indizio sulla sua identità.
"Nel 1860, l'industriale Nicholas Hashworth, che già in alcune colonie inglesi aveva fatto fortuna grazie alle piantagioni di cotone, decise di trasferirsi in America, e mandò il figlio prima di lui. Si sa che la nave che trasportava Hashworth non arrivò mai, perché essa affondò nell'oceano Atlantico dopo una tempesta, uccidendo tutti i suoi passeggeri.
"Concludiamo dicendo che ironicamente, Hashworth doveva trasferirsi in un posto chiamato Ghostly Village.”

Chiusi il libro di scatto. Oddio, oddio!
Guardai alla finestra. Era sera. Ma quanto avevo dormito? Guardai l'orologio. Erano le otto. Presi le stampelle, corsi fuori dalla mia camera. Feci il più velocemente possibile le scale. In cucina, c'erano Violet, Rose e Jane.
“Ti sei svegliata! Mamma e papa arriveranno a momenti...”
Mi fiondai fuori. Tentavo di correre nonostante le stampelle, ma era difficile. Oddio.
Arrivai sul marciapiede davanti a casa mia. E lì, lo vidi.
In fondo, proprio nel mezzo della strada, c'era una figura alta e magra, luminosa.
Avanzai, sempre con le stampelle e mi parai davanti a lui. Eravamo vicinissimi.
“Nathaniel Hashworth” mormorai.
Era pallido. Magro. Come se non avesse mangiato da giorni. Anzi, era livido. I lunghissimi capelli biondi erano come mossi da una brezza che in realtà non c'era. Per la prima volta, mi accorsi che intravvedevo la strada dall'altra parte di lui. Tutto era freddo, intorno a noi. E poi, lo feci. Non so perché, la mia mano si alzò di scatto lasciando cadere una stampella, e tentai di toccargli il petto. E la mano lo attraversò da parte a parte, come se non ci fosse niente davanti a me, solo aria. Aria ancora più gelida di quella che mi circondava, ghiacciata, tanto che la pelle cominciò a farmi male.
Oddio!!! Oddio!!
Nathaniel era un...
Il mio urlo squarciò l'intera strada. E lui sorrise, e scomparve, come se non fosse mai esistito.
Sentii la portiera di una macchina che si apriva dietro di me. Risate di bambini felici. Oddio! Oddio! Oddio!
Lasciai cadere l'altra stampella, e cominciai a correre nella direzione da dove venivano i rumori. E, mentre mi buttavo tra le braccia di quella persona che profumava di lacca, i punti cedettero. Urlai ancora, ma questa volta alla paura si mescolava il dolore, mentre il sangue viscoso cominciava di nuovo a colare.
“Lily...ma cos'è successo?”
Oddio!!
“Mamma...Nathaniel è un FANTASMA!”   


martedì 2 ottobre 2012

Il mondo nell'autobus

Da quest'anno, per andare a scuola, prendo l'autobus. Abbastanza presto, alle 7:40, insieme ad A. Mi piace tantissimo, perché è un modo per osservare le persone. Non sono ficcanaso, solo mi diverte notare le abitudini, gli orari, le facce. Mi fa pensare all'Inghilterra...
Quando, tre anni fa, sono andata a fare uno stage di lingua a Plymouth, ci hanno tutti muniti di un abbonamento dell'autobus con il quale potevamo andare al lavoro (io facevo ufficialmente la commessa, a dir la verità la tuttofare, in un negozio di vestiti di seconda mano), tornare a casa e uscire fino a mezzanotte. C'erano soprattutto due momenti che mi piacevano: la mattina, quando vedevo i ragazzi in divisa che andavano a scuola, e il pomeriggio, quando tornavo a casa, e allora vedevo quegli stessi ragazzi e ragazze tornare con la cravatta sfatta. Mi piaceva un po' meno la sera, le strade inglesi, soprattutto nel week end, sono tutt'altro che sicure. Sugli autobus inglesi me ne sono successe di tutti i colori. Ho fatto la mia peggior figuraccia, ho sbagliato fermata e l'autista,visto che non c'era nessun altro, mi ha riportata direttamente a casa, e un anziano signore mi ha lasciato il posto per ero una ragazza. Quando si dice il gentleman inglese! Poi mi chiese se andavo in centro a fare shopping e io risposi che andavo a lavorare. E con quella carta ho fatto un'altra figuraccia. Nella tasca del mio impermeabile ci mettevo qualunque cosa, anche la carta prepagata con cui pagavo quasi tutto. Quando, alle poste, sono andata a comprare i francobolli per le cartoline, ho pensato 'Dai, adesso invece che con i soldi pago con la carta prepagata e ci faccio davvero la figura della toga!'
Arriva il mio turno. Chiedo i miei dodici francobolli. Poi, con un gesto da film di Hollywood, tiro fuori la mia carta prepagata senza neanche guardare ciò che ho in mano dicendo "Posso pagare con questa?" Vedo la signora davanti a me strabuzzare gli occhi, guardami e dire "Ehm...no..." Mi volto e vedo che nella mia mano non c'è la carta prepagata ma l'abbonamento degli autobus. Vorrei solo sprofondare sottoterra.
Ora, invece, osservo ogni mattina la città svegliarsi, la mia fermata sta davanti ad un campo, e quel campo alle 8:30 in punto si anima di tanti puntini con lo zaino in spalla. Mi fanno pensare ad un formicaio che si risveglia. Il formicaio della città. Vedo tante persone, e ognuna di loro sembra quasi che mi dica qualcosa, a seconda del loro abbigliamento o delle loro conversazioni. C'è la ragazza che vuole perennemente farsi ferie, il ragazzo di colore che ha qualche anno meno di me e porta sulla schiena un pesante sacco di ombrelli, cappelli e braccialetti, il pensionato che va a ritirare la pensione. Ieri è passato il controllore, e ha messo due multe, una ad una ragazza che stava andando a scuola e l'altra ad un signore anziano. C'è il mondo, nell'autobus. Il mondo che mi piace osservare. E chissà che osservandolo non riesca a capirlo un po' meglio nel suo caos?

P.S: Domani, durante l'ora di religione, vi posto l'ultimo episodio di 20 Whisper street. Buona lettura! :D  

mercoledì 26 settembre 2012

20 Whisper street- ep.11


L'idea mi venne quella mattina, poco dopo essermi svegliata. Il giorno prima, dopo che Will era venuto a cambiarmi le bende, avevo abbandonato la borsa ai piedi del letto e mi ci ero lasciata cadere. La notte era stata orribile, e ormai sbadigliavo così tanto che a volte mi sembrava che stavo per slogarmi la mascella.
Chiamai Chris e Pearl e gli diedi appuntamento a casa mia per le due, dopo pranzo. Faceva caldo, quindi misi un paio di pantaloncini.
Non appena vidi le mie amiche, gli comunicai la mia idea.
Andiamo al cimitero.”
Loro si mostrarono soddisfatte.
Finalmente sei di nuovo te stessa.”
Il cimitero di Ghostly Village era bellissimo. La parte vecchia era piena di tombe monumentali, con statue di angeli, di Madonne, o della persona sepolta lì. Oppure c'erano croci celtiche e cripte dedicate a una sola famiglia. Nei tempi recenti, alcune persone attratte dallo strano nome del villaggio erano venute apposta a farsi seppellire lì. In ogni caso, da quando avevamo quattordici anni, ci piaceva andarci. Una volta, ad Halloween, avevamo anche provato a farci chiudere dentro, ma il guardiano ci aveva trovate nascoste dietro a una lapide. Era stato un vero peccato.
Con un po' di difficoltà (la gamba mi faceva ancora male) arrivammo al cimitero. Sembrava che Pearl e Chris mi avessero perdonata. Mentre passeggiavamo tra le vecchie tombe, parlavamo di provare di nuovo a farci rinchiudere dentro.
Sii...” disse Pearl, muovendo il braccio con cui teneva la sigaretta. “Poi, a notte fonda, mentre noi staremo gironzolando tra queste vecchie pietre...suoneranno dal campanile della chiesa i dodici rintocchi di mezzanotte...e d'un tratto...vedremo le tombe aprirsi, e al chiarore della luna distingueremo delle braccia scheletriche, seguite da corpi morti...scheletri, ragazze!! E a questo punto, tutti i morti si metteranno attorno a noi...uno ci si metterà davanti e dirà...'Non si bussa più?'”
Ridemmo tutte fino quasi a soffocare. Quanto era divertente l'humour nero di Pearl. Risi così tanto che non vidi neanche dove mettevo i piedi. Urtai qualcosa di duro e caddi.
Col cavolo!”
La gamba ferita cominciò a farmi di nuovo malissimo. Strinsi i denti per non urlare. Chris e Pearl mi si misero attorno.
Oh...no. Mi sa che hai rotto qualche punto...”
Guardai la fasciatura. Merda. Si stava imbevendo rapidamente di sangue. Cominciai ad avere il capogiro.
Aiutatemi ad alzarmi, portatemi da Will” dissi loro.
Ma proprio mentre loro mi prendevano per le braccia, i miei occhi distinsero qualcosa.
Aspettate!”
Rimasi inginocchiata. Davanti a me, c'era una lapide. E sulla lapide, il nome sembrava quasi famigliare, nonostante le lettere fossero sbiadite. Era la parte più vecchia del cimitero, lì c'erano anche le tombe dei suoi primissimi abitanti, coloro che lo avevano fondato. Strinsi gli occhi per tentare di capire. N..Na...Nat...non riuscivo a distinguere altro del nome. E poi, del cognome si distinguevano le prime quattro lettere. Hash. Guardai anche la data di nascita e di morte.
1843-1860
Cazzo. Quella persona era morta a diciassette anni.
LILY!”
Mi scossi e guardai a terra. Oddio. Le garze non riuscivano più ad assorbire il sangue, che ora colava a terra. Una nuova fitta di dolore mi fece soffocare un urlo.
Andiamo.”

Quella cosa chiamata amore

E' come una dolce poesia
che ti viene sussurrata all'orecchio,
Il gioco di due farfalle che s'inseguono
nel cielo azzurro di un giorno d'estate.
E' il calore di un fuoco
in una fredda sera invernale,
quando il buio vorrebbe bussare alla tua porta
ma non osa,
lo sente questo ardore.
E' la carezza del vento
quella cosa chiamata amore,
Come il vento può andarsene veloce
e può essere così forte che non ti reggi
più in piedi,
ma che duri o venga spazzato via
da qualche parte
quel calore rimane
così da scaldarti nei momenti di solitudine.

sabato 22 settembre 2012

Scuse, avvisi eccetera...

S-C-U-S-A-T-E!!!!!!!!
Non ho pubblicato la puntata di 20 Whisper street mercoledì...scusate ancora. Ma quel giorno non ho proprio avuto connessione internet. Avrei voluto pubblicarlo giovedì, durante l'ora di religione, ma ho avuto un contrattempo: infatti la segreteria ha trovato normale di stampare i fogli con il nome di quelli che non la fanno un pochettino in ritardo e mi è stato impedito di uscire dalla classe. Mi sono un arrabbiata, infatti ho chiesto pure scusa alla povera prof,  e, dopo aver letto due capitoli di "L'altra donna del re" aspettando che l'ora finisse sono scesa in segreteria dove la segretaria mi ha mostrato che li stava facendo proprio in quel momento...
Comunque, la scuola è ricominciata. Tutto sommato anche abbastanza bene, almeno per me. Non vedevo l'ora che il 17 settembre arrivasse. Voglio finirla, non la sopporto più. La mia nuova classe è carina, molto...come dire, rilassata. La mattina prendo l'autobus insieme ad A, ed è molto piacevole cominciare la giornata con una bella chiacchierata. A. sta dietro di me in classe, come vicino di banco invece o F, che è una testa in matematica, quindi me lo tengo stretto!!!!! Gli ho già detto che lo sfrutterò tantissimo, e mi sono beccata uno sguardo di disapprovazione dalla sua ragazza, che altro non è che una delle mie più care amiche!!!!! XD
A parte gli scherzi, voglio anche avvertirvi che l'inizio della scuola coincide anche con una mia presenza saltuaria sul blog. Lo ripeto: non ho internet a casa, abito in un buco dove non c'è telefono fisso e il cellulare non prende, quindi le uniche volte in cui potrò scrivere un post saranno quando andrò da mia nonna e durante l'ora di religione in biblioteca. Mi scuso anche per i vostri post, che di sicuro commenterò poco... :(
A scuola ho cambiato sei professori su nove. Mi piacciono praticamente tutti, però sono in lutto per storia dell'arte. Io adoravo letteralmente la mia professoressa degli anni passati. Ci sono rimasta di un male...e anche gli altri della mia classe. Stiamo tutti dicendo che vogliamo di nuovo lei!!! :(
Per il resto...non molto. Ultimamente ho la mania degli orecchini e delle meches...che poi ho notato stanno diventando di moda, ma di quello me ne frego. Comunque, sto cambiando orecchini tre volte a settimana (ora due farfalle nei buchi dei lobi e un brillantino celeste sul bordo, cioè il piercing...ohia, non so come chiamarla quella parte dell'orecchio!!!) Appena ho abbastanza mi voglio fare un altro buco al lobo sinistro...spero di non scatenare reazioni tipo l'ultima volta. Per un mese mia madre mi ha ripetuto "Ma che bisogno c'era di farsi un altro buco?" Come se fossi ancora una ragazzina. Però io la penso così: l'orecchio, insieme ai capelli, è l'unica parte del nostro corpo che possiamo modificare senza fare grossi danni. Quindi, se ci piace, perché non farlo?
Vabbeh, a parte questa infantile discussione, nulla di più. Studio. Mi sto sentendo secchiona. Ma ho così tanta voglia di andarmene da quella scuola che non m'importa.
Ci sentiamo presto, spero!

P.S: un'ultima cosa...grazie mille ad Esmeril per essere diventata mia lettrice fissa!! Però...perché nella Home mi dice che ho 25 lettori fissi e io ne conto 23?? Merci!

20 Whisper street- ep. 10


Dai, andiamo.”
Chris non vedeva proprio l'ora che arrivassimo a casa sua. Ma io non potevo sforzarmi più di tanto. Avevo provato a prendere un lungo bastone per aiutarmi a camminare, ma non serviva a granché. Quindi, lo avevo lasciato a casa, dove Jane si stava finalmente occupando di Violet e Rose.
Avanzammo fino ad una piccola casa fuori dal villaggio. Chris abitava davvero isolata, per scelta. Era l'unica persona di Ghostly Village a non aver mai conosciuto suo padre. E questo, oltre che all'eccentricità di sua madre, ne era il motivo.
La casa aveva tegole rosse, ed era attorniata da un lussureggiante giardino in cui crescevano diverse piante, tutte medicinali. Sicuramente le coltivava tutte sua madre per confezionare i prodotti erboristici che poi vendeva nel suo negozio.
Chris aprì la porta.
Mamma, siamo qui” disse cupamente. Non la biasimavo. Si vergognava tantissimo.
Da una stanza laterale, comparve sua madre. Si chiamava Helena. Aveva sessantasei anni. Ma non li dimostrava. I capelli erano ancora biondi e ricci, tirati indietro da una fascia arancione. La pelle era poco rugosa ed elastica. Indossava una camicia a quadri rossa e nera, e pantaloni scuri. Ripensando alla sua età, mi ricordai che uno dei motivi per cui al villaggio non era ben vista era il fatto che avesse avuto Chris molto tardi, quando di solito una donna non può più avere figli.
Buon pomeriggio, ragazze” disse. “Christabel, porta le tue amiche in soggiorno. Vi ho messo i biscotti sul tavolo.”
Chris arrossì fino alla radice dei capelli. Detestava essere chiamata col suo nome completo. Ci portò nel soggiorno, senza dire nulla. Sua madre ci seguì. Notai che mi fissava. Tentai di non farci caso.
Era una stanza grande. Il pavimento era ricoperto da un tappeto, c'erano due divani l'uno di fronte all'altro e nel mezzo un tavolino, su cui era posato un vassoio con dei biscotti fatti in casa. Quando entrai, notai che c'era un camino. Guardai la parete sopra. Mi fermai, ammutolita.
Sul muro, era appeso un grande quadro. Raffigurava un giovane alto e magro, con lunghi capelli biondi, vestito di panni bianchi. Era in piedi, di tre quarti. E assomigliava...a Nathaniel. Era uguale a lui nella foto che avevo preso nella casa.
Fissai il quadro a bocca aperta. No. Era sicuramente qualcuno che gli assomigliava. Ma comunque...che coincidenza.
Lily, non vieni a sederti?”
La voce di Chris mi riscosse. Lei e Pearl erano sedute l'una accanto all'altra sul divano alla mia destra. Sua madre, era in quello di sinistra. Mi fissavano tutte. Ma Helena sembrava davvero interessata alla mia espressione.
Ehm...si.”
Mi sedetti accanto a Pearl, posai accanto a me la borsa a tracolla che avevo portato e afferrai un biscotto, imbarazzata. Era davvero buono, però.
Rimanemmo in un silenzio pesante per un po'. La presenza di Helena metteva soggezione. Il mio occhio cadde di nuovo sul quadro. Ma da dove...
Dove abiti esattamente, Lily?” chiese d'un tratto la donna.
La guardai, sbalordita. Si stava rivolgendo a me?
Al 18 di Whisper street” risposi.
Oh...la mia vecchia casa!”
Sgranammo tutte e tre gli occhi. Era evidente che neanche Chris sapeva che sua madre aveva abitato nella mia stessa casa. Però...era strano.
Eh, si. Ho abitato in Whisper street fino a i miei quindici anni. Poi, nel 1961, ci trasferimmo in città. La gente già allora mormorava su di me...e i miei genitori non riuscivano a sopportarlo.”
Io intanto, riflettevo.
E...se non sono indiscreta, dov'era la sua camera da letto?” chiesi.
Lei sorrise. Aveva l'espressione compiaciuta, come se fosse felice che le facessi quella domanda.
Al secondo piano nella stanza di destra.”
Dunque anche lei, quando guardava dalla finestra, vedeva il numero 20.
Bene, venite in camera mia” disse Chris. Accettammo l'invito.
La sua camera era piccola, con un letto e un computer. Accanto, c'era una custodia di chitarra. Chris chiuse la porta.
Perché le hai parlato?”
Si era messa a gambe larghe, con le mani sui fianchi. Sembrava infuriata. Io aggrottai la fronte.
Beh...mi sembrava corretto.”
E da quando in qua tu fai qualcosa di corretto?”
Anche Pearl mi guardava come se non avessi agito bene. Sospirai.
Scusate.”
Passammo il resto del pomeriggio a chiacchierare.
Alle sette, decisi di tornare a casa. L'atteggiamento che avevano avuto con me Chris e Pearl mi disturbava. Cosa avevo fatto di male? E poi, loro non capivano. Gli avevo solo accennato di Nathaniel, e non avevo osato raccontargli delle strane cose che vedevo in quei giorni. Il fatto era che avevo paura. Avevo paura che qualcuno mi portasse dal medico e che si accorgessero che non prendevo le medicine. Avevo paura che tutto-il camion, l'immagine nello specchio che oscillava, il cane, la faccia che avevo visto alla finestra-, che tutto ciò che avevo visto in quei giorni fossero allucinazioni. E quindi, non ne avevo parlato praticamente con nessuno. Tranne che con Nathaniel.
Dopo aver salutato le mie amiche, scesi di nuovo in salotto. Dissi “arrivederci” e aprii la porta.
Aspetta!”
Helena mi raggiunse.
Ti stavi dimenticando la tua borsa.”
Oddio...era vero! L'avevo lasciata sul divano, quando ero salita in camera di Chris. La presi.
Grazie.”
E poi, voglio darti questi”. Mi mise in mano qualcosa. Era una boccetta, e all'interno c'era una cosa rossa. “Sono petali secchi di papavero spezzati. Mettili in acqua calda per almeno dieci minuti, poi bevi la tisana. Ti aiuterà a dormire bene. Hai la faccia di una che non lo fa da giorni. E poi, così farai anche dei bei sogni!” Sorrise.
Ehm...sa, Helena, io normalmente non dovrei prendere droghe...”
Ma questa non è una droga, infatti” disse lei. “Sai, Lily, le piante, come anche il papavero, possono essere utilizzate con diversi scopi, benefici o malefici. E quello che ti ho appena detto è il giusto modo di utilizzare il papavero. Poi, gli uomini ne hanno pervertito i benefici, creando l'oppio.”
Sembrava convinta di ciò che diceva. Guardai ancora la boccetta. La misi nella borsa.
Va bene. Grazie.”
Uscii. Mentre andavo verso casa, mi accesi una sigaretta. Mi accorsi che era da giorni che non fumavo. Come avevo fatto?
Quando arrivai, Violet e Rose ridevano felici in giardino mentre Jane leggeva sull'erba un giornale di gossip. Mi raggiunsero.
Mamma e papa hanno chiamato!” Violet era raggiante. “Saranno qui tra due giorni al massimo!”
Davvero?”
Ero stranamente felice anch'io. Che fosse perché volevo liberarmi di Paris Hilton?